L’Italia del Terzo Millennio si Scioglie come Neve

Alluvione e FangoBasta che piova, che piova forte, o piano ma a lungo, e l’Italia del terzo millennio si scioglie come neve. Aspettando i mirabili ponti e viaggiando alla mega velocità dell’alta velocità, la terra – torturata, profanata, ignorata, dimenticata – ci presenta il conto anche questa volta: stavolta tocca a Messina. Altri morti. Ma  vittime di chi rimanda, di chi non vede, di chi gigioneggia,  di chi traccheggia, di chi solfeggia, di chi scalda la pratica insieme al popò  sulla poltrona bene ancorata a terra (l’unica terra che tiene). Comune – Provincia – Regione, il magico trittico dalla burocrazia pletorica sforna spesso i suoi mostri dalle mille teste.

Pazienza se piove due ore (forte) e vengono giù le case, pazienza se piove due giorni (piano) e si paventa solo che alla prossima acquetta “mi sa che viene giù qualcosa”, pazienza se poi viene il sole (forte) e rimanda il problema, tanto le case le rifacciamo e mica lasciamo soli i messinesi, gli astigiani, i cuneesi, i salernitani; mica ci scordiamo dell’italiano e della sua solidarietà, ci sono sempre i telefoni con gli sms a donazione, le banche che diventano generose, le tv che propagandano aiuti, e mielose ci ricordano “aiuta”, “aiuta”, per…per…per Dio!

Ho il sospetto del perché l’italiano delle disgrazie sia così solidale: generazioni e generazioni cresciute e vissute con il fatalismo istituzionale trasmesso in corpo con il motto “quando deve succedere succede”  – e ne vengono tante di disgrazie mascherate da disgrazie – non potevano che produrre un esempio mondiale di solidarietà. Quale popolo è più allenato del nostro?

Un paradosso, ovvio, ma fino a un certo punto.

Il calore latino non dipende dal fango e da chi lo produce. Ma la solidarietà dipende anche dalla vetrina (sociale) e dal sentirsi “a posto” (individuale), in un contesto dove la scelta più semplice è prendersela con il destino e versare il contributo, dimenticando che per chi viaggia a grandi velocità il paesaggio appare sfumato e progettando “grandi opere”  si dimentica l’opera primaria : la sicurezza. Che non dovrebbe essere evocata solo part-time, ma di problema in problema e anche di fango in fango.

Autore: Danilo.

L’attitudine dell’individuo e l’ambiente che lo circonda

Individuo e AmbienteNon c’è dubbio che il luogo in cui viviamo e la società di cui siamo partecipi influiscano molto su di noi. Gli esseri davvero forti spiritualmente, tuttavia, sono molto al di sopra dell’ambiente che li circonda. Cosí, per esempio, anche in una crisi economica, ci sono persone e imprese che riescono a prosperare. Attività dello stesso ramo, vicine le une alle altre, possono avere sviluppi diversi secondo l’attitudine dei loro proprietari. Le persone piene di timori, senza speranza, indecisi, anche in tempi di abbondanza generale possono fallire nelle loro imprese. Questo si ripete attraverso il tempo, da millenni, esemplificando il potere dell’attitudine mentale dell’individuo.

Se, aspettandosi il peggio, una persona si lascia dominare da un sentimento pessimista, anche se il peggio non si e’ verificato, si porta addosso il fallimento e affonda in esso.

Un ambiente positivo accentua le qualità degli esseri umani di grande intelligenza e li stimola, come successe in molte fasi della storia, dall’Atene di Platone, alla Firenze di Leonardo Da Vinci, alla Francia di Voltaire.

Ci sono stati anche individui che seppero superare le avversità intorno a loro, come avvenne a Epiteto, che si innalzò sopra tutti gli ostacoli dell’epoca in cui visse.

Indubbiamente, senza togliergli alcun merito, fu più facile essere Aristotele ai tempi di Alessandro, che Epiteto in quelli di Nerone.

Circondarsi di persone di qualità, cercando ambienti positivi, diventa un fatto utile, intelligente. Se una persona si trova in mezzo a influenze negative, quindi, dimostra la sua superiorità non lasciandosi contaminare dai fattori avversi dell’ambiente che lo circonda.

L’adagiarsi davanti alle avversità intorno a noi è quasi sempre una forma di paura. Anche essendo uno stoico, Epiteto non si conformò come può sembrare: costruí la sua Etica con un sapore di benevolenza, ma come schiavo nel sistema sociale dei suoi tempi fu invece uno degli uomini più liberi della sua epoca, perché si mantenne fedele al suo pensiero.

La maggior schiavitù che un essere umano può soffrire è la perdita della libertà mentale ed è quello che succede in un paese quando in modo indegno si cede alla sovranità della cultura corrente.

Chi si sottomette a un ambiente sociale sapendo che in questo si praticano solo idee viziate o negative è peggiore dell’ambiente in cui vive, perché non fa niente per liberarsi o per liberarlo. Chi si adatta permette di essere omesso, negando il potere che la vita gli ha dato, avvilendosi con inerzia davanti a un destino in cui tutto è dinamico. Finisce per far passare la vita davanti a sé e non ne diventa protagonista.

L’obbligo che bisogna avere davanti al destino non è solo di ricevere una “missione” nel processo evolutivo dell’universo ma di “interagire” col destino; ovvero, essere influenzato ma anche influenzare, contribuendo con quello che abbiamo dentro in cambio della vita.

Link di Approfondimento:

Consumo Critico e Responsabile

Consumo Critico e Responsabile9 milioni sono le persone che ogni anno muoiono di malattie legate alla fame ( http://www.feedingminds.org/info/background_it.htm, http://www.fao.org/kids/it/hunger.html ) e alla denutrizione.

10,5 milioni sono i bambini sotto i 5 anni che muoiono ogni anno.

1,2 miliardi sono le persone che non hanno accesso a fonti di acqua pulita e/o potabile.

3,4 miliardi di persone non hanno accesso a servizi igienici.

Questi pochi dati ci danno crudamente la misura di qual è la realtà del mondo in cui viviamo, un mondo che si sta plasmando in maniera sempre più conforme al modello neoliberalista in termini di competitività, concorrenza e flessibilità. Che diviene sempre più escludente e insicuro e che crea così l’humus per fenomeni come fondamentalismo e terrorismo.

Bisogna quindi cercare di costruire un mondo diverso, che funzioni secondo logiche opposte a quelle che indirizzano oggi le scelte di buona parte delle elite economiche e politiche. Bisogna cercare di creare un mondo che opponga la cooperazione alla competizione, la tutela e il rispetto dell’ambiente al suo sfruttamento indiscriminato, l’inclusione all’esclusione. Un mondo di mondi dove si riesca a coniugare equità, rispetto della natura, tra le persone e tra le culture.

Il consumo critico è una delle forme di azione, insieme alle altre forme di partecipazione, di tutela dell’ambiente, dei beni comuni, dei diritti umani, economici e culturali, con cui come cittadini attivi e responsabili possiamo contribuire a costruire questo modello di società, opponendoci alla deriva escludente che sta interessando il nostro mondo, dove sempre più persone sono espulse dalla società, dal lavoro e dalla vita.

Ogni giorno siamo il bersaglio di innumerevoli messaggi pubblicitari che hanno lo scopo di indirizzare le nostre scelte, condizionandole come consumatori. Come consumatori dobbiamo capire che, anche se siamo l’obiettivo di continui stimoli a consumare, abbiamo anche un grande potere nei confronti del sistema economico.

Come consumatori abbiamo il dovere di riflettere sugli effetti globali dei nostri stili di vita, sull’ecosistema e la società, sui problemi causati da un modello economico basato sulla continua accumulazione dei beni materiali. Se si riflettesse sulle conseguenze dei nostri acquisti nulla sarebbe più come prima. Fare questo è difficile, perché molti dei prodotti di cui dovremmo ridurre il consumo sono quelli delle aziende più conosciute al mondo e di cui ci fidiamo di più, perché ci accompagnano spesso fin dalla culla. Trasformarci in consumatori critici non è facile, ma è il frutto di un costante e graduale cambiamento. Per iniziare dobbiamo convincerci che abbiamo un grande potere perché, premiando o punendo le aziende, possiamo modificare le loro politiche commerciali. Il nostro potere cresce se non siamo soli a farlo, ma lo facciamo insieme ad altri che la pensano come noi. Un consumatore critico non può fare a meno di essere anche un consumatore responsabile. Non basta pretendere il rispetto di giusti criteri nella produzione e nella commercializzazione dei prodotti, ma deve anche attivarsi per cambiare la società, promuovendo in prima persona lo sviluppo di forme economiche e sociali alternative e decidere di consumare secondo logiche di sobrietà. Per fare ciò, dobbiamo valutare degli strumenti per acquistare consapevolmente, valutando i prodotti e le scelte delle aziende che li producono.

Occorre quindi preferire quei prodotti che operano secondo logiche di sobrietà, fratellanza, solidarietà, rispetto della natura. Consumare criticamente, ma anche diversamente: riducendo i nostri consumi, indirizzandoli verso modelli più sostenibili, possiamo orientarci a un modello di benessere, che non sia legato solo alla soddisfazione delle esigenze individuali, ma anche collettive.

Approfondimenti:

Una Visione Futura della Globalizzazione Positivistica

GlobalizzazioneInteressarsi a tutto ciò che ci circonda” sono parole dette dalla straordinaria donna Rita Levi Montalcini. Da questo tema parte un filone, fatto per rivoluzionare il concetto di globalizzazione. La nuova visione d’ interesse è data dal fatto di rendere importanti la gente, gli animali, le infinite forme di natura. Sono questi i concetti fondamentali, che negli ultimi decenni hanno perso quella loro elementare essenza, a causa di veicoli comunicativi sbagliati. Parte da questo interesse, il presupposto che ci riporta alla salvaguardia della memoria, della scoperta del valore della vita, di ciascun popolo, nel destare le coscienze alla libertà e a quanto bisogna fare per seminare e poter, un domani, raccogliere. Ricordandoci di contemplare tutte le arti, tutte le musiche e tutte le meraviglie stesse della natura che sono parte di quella bellezza globale che un giorno salverà il mondo.

Oggi, questo mondo è pregiudicato dal concetto di globalizzazione. Essa agisce in vari modi sull’evoluzione del sapere e sulla sua trasmissione, soprattutto attraverso l’istruzione e la formazione legati al concetto di educazione. Proprio questo nuovo concetto di educazione vede l’ignoranza come un problema risolvibile; vede il pianeta governato dalla conoscenza e dalla tecnologia, dove questa conoscenza sta crescendo e così anche la bontà e il successo umano. La grande globalizzazione che ci ha interessati negli ultimi decenni, viene intesa in termini evolutivi come educazione planetaria, dove le comunità locali e gli individui, nella nuova società-rete, devono trovare risposte adeguate, autonome ed originali, alle nuove sollecitazioni globali. Quindi assolutamente una visione futura positivistica.

In un mondo diviso tra globalizzatori e globalizzati, il rapporto Delors individua un ordine in cui la formazione deve ancorarsi a 4 pilastri:

  1. Imparare a conoscere
  2. Imparare a fare
  3. Imparare a convivere
  4. Imparare ad essere.

Quindi tutto si riconduce nel concetto che, per ritrovare nelle proprie radici un sapere valido, bisogna rafforzare o riscoprire la propria identità.

La soluzione dei problemi, quali essi siano, parte dall’approccio si tecnico, ma ovviamente affiancato alla crescita delle persone, dei loro atteggiamenti e dei loro comportamenti e sulla visione che si ha di sé e degli altri. La soluzione sta nell’informazione e comunicazione. Sta nel sapere educare le generazioni future ad utilizzare al meglio gli strumenti a loro disposizione. Sta nel puntare sull’elemento umano e relazionale che dà la possibilità di mettersi in gioco e in rete per progredire verso un futuro sostenibile, sul piano anticonsumistico, ecologico , economico, sociale, culturale e politico. La soluzione, quindi, è interagire in maniera non subalterna con i processi della globalizzazione.

Sviluppo Sostenibile

Negli ultimi mesi, l’attenzione di dirigenti di vario livello si sta focalizzando soprattutto all’ ispirazioni di modelli analitici passati, si ridiscute sul grandioso rapporto “I Limiti dello Sviluppo” commissionato al MIT dal Club di Roma, come esempio di una visione analitica che ricostruisce per filo e per segno la nostra attualità, dando anche dei grandissimi spunti di risoluzione che si basano soprattutto sul fatto che le generazioni di questo millennio devo essere educate a capire e guardare la globalizzazione sotto ottiche e punti di vista differenti. Ottiche mirate alla sopravvivenza del genere umano che deve sfruttare le sue risorse rinnovabili e “non” in maniera intelligente, ridiscutendo su quali sono le vere priorità quotidiane e basandosi su quelle piccole azioni buoniste nel rispetto dell’ambiente e degli altri individui.

Autrice: Elena Giardina

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