Ci si chiede e si dice sempre che la libertà ha un prezzo

Prezzo della LibertàCi si chiede e si dice sempre che la libertà ha un prezzo. Quel prezzo talvolta è molto alto.

Quante vedove, orfani di padre e genitori che perdono i figli? E si muore per la libertà. In sei, in dieci, in tanti: si muore e arriva il cordoglio dei Capi, la maledetta solidarietà dei politici, in attesa dei prossimi martiri.

Ma la libertà costa, ci dicono, ha bisogno di cordoglio e solidarietà, ed è dentro la “real politik”, ovvero dentro l’ipocrisia di Stato e degli Stati. Ipocrisia si, l’ipocrisia di chi non sa dire di no, che non sa dire le cose come stanno: i rischi che si corrono per le “missioni di pace”, quante vite possono spezzarsi e famiglie demolirsi per la libertà, in attesa della libertà. Chi paga questo prezzo aveva un’idea della libertà; la portava a casa ogni volta che la licenza permetteva, parlava di quel Paese e mostrava le sue foto, esternava le sue impressioni, con i suoi faceva progetti per una casa e per il matrimonio e altri ancora, per i figli che non nasceranno perchè il mancato papà lottava per la libertà.

In attesa che la storia cambi, ma la storia non cambia – si uccide per soffocare la libertà e si rimane uccisi per difenderla – non restano che milioni di lacrime da versare, perchè loro, le lacrime, non si stancano e non cambiano: proprio come la storia. E ogni storia di libertà dimentica in fretta quanto costa la morte.

Costa tanto la morte. “La morte si sconta vivendo”, scriveva Ungaretti, e la vita? La vita non fa sconti in nome della libertà, perchè per ogni persona libera c’è un morto. Vogliamo dimenticarlo perché ci fa bene.

Ma intanto, sappiamo, sappiamo bene, rileggendo la storia, che la maledetta storia siamo noi e non è un’ astrazione e che l’uomo proprio non vuol cambiare mai, e morire in nome di essa costa tanto, a volte troppo.

Intanto piangiamo lacrime che costano tanto, come la morte dietro le linee nemiche con la responsabilità degli “amici” che esprimono la loro inutile e riciclata e maledetta solidarietà in attesa della libertà, quando questa sembra una chimera, e intanto paghiamo, maledizione se paghiamo!

Autore: Danilo

Anna Politkovskaya: una giornalista vera

Anna Politkovskaya7 ottobre 2006: Anna Stepanovna Politkovskaya, giornalista russa famosa nel mondo per le sue idee critiche nei confronti del Cremlino, viene ritrovata cadavere all’interno dell’ascensore del suo palazzo, a Mosca.  Il colpo di grazia che ha portata alla sua morte è stato quello sparatole alla nuca, la pistola usata è una Makarov PM. A distanza di tre anni dall’accaduto i mandanti e gli esecutori materiali di questo folle gesto restano ancora senza nome. Ma chi era Anna?

Lei stessa a tale domanda rispondeva:

Chi sono io? E perché scrivo della Seconda guerra cecena?

Sono una giornalista, un’inviata speciale del quotidiano moscovita «Novaja Gazeta», e questa è l’unica ragione per cui ho visto la guerra in Cecenia: sono stata mandata sul campo. E non perché fossi una corrispondente di guerra o conoscessi bene questo conflitto, ma al contrario, perché ero solo una «civile».

La Politkovskaya  giornalista dal 1982, ha trascorso un’intera esistenza in difesa dei diritti umani, della libertà, della democrazia. Per anni si è opposta al regime di Vladimir Putin, (pubblicando anche alcuni libri fortemente critici sul ex presidente della Federazione Russa ) e ha effettuato diversi reportage sugli orrori della guerra in Cecenia. Proprio in Cecenia si reca più volte e durante il soggiorno in questa terra sostiene le famiglie delle vittime civili, visita ospedali, incontra militari russi e civili ceceni.

Scrive ricordando quei giorni:

A volte passeggio tra le rovine della capitale cecena, parlo con i suoi abitanti, li guardo negli occhi e penso alle loro storie e mi rendo conto che la mia mente rifiuta di credere, contesta, respinge i loro racconto semplicemente per proteggersi. Vorrei non farmi contaminare, sono realmente qui ma allo stesso tempo è come se fossi in un film.”

Proprio per tale impegno la giornalista  è più volte minacciata di morte.

Di forte spessore ha l’evento accaduto nel 2004, quando, alla Politkovskaya è chiesto di intervenire nella crisi di Beslan, ma non riuscirà mai a raggiungere la scuola in quanto come da lei stessa sostenuto, sarà avvelenata con una tazza di tè bevuta in aereo, avvelenamento da lei attribuito ai servizi segreti russi. Ma Anna non ha paura e va avanti per la sua strada, ritenendo probabilmente che, la denuncia di certe atrocità e l’impegno nella ricerca della giustizia è un dovere maggiore rispetto alla tutela della propria vita. È lei stessa a sostenere che alle volte le persone pagano con la propria esistenza il fatto di dire ad alta voce ciò che pensano. E più gli eventi sembrano andarle contro e più lei si convince di essere sulla giusta strada e continua a svolgere il suo lavoro e a dire la sua verità, fiera dei risultati che riesce ad ottenere.

Anna si è sempre schierata dalla parte dei più sofferenti, dei più deboli. Sapeva che il ruolo che ricopriva equivalesse  per lei ad una condanna  a morte. E la morte è arrivata, a soli 48 anni. La sua tenacia hanno fatto di lei la duecentundicesima giornalista assassinati dal tramonto dell’impero sovietico.

Credo sia doveroso ricordare Anna, il suo impegno, la sua forza, il lavoro svolto, la volontà, in lei sempre presente di dire la verità a qualunque prezzo, ritenendo che la libertà di stampa è un diritto fondamentale per la garanzia della democrazia. Un colpo al cuore ha si il potere di spezzare una vita, ma non ha il potere di cancellare le parole scritte e dette da Anna, le sue testimonianze, le verità scomode che sempre e che con ogni mezzo ha cercato di  rivelare. Parole che rappresentano la dimostrazione eccellente di quello che è il giornalismo vero, nonché un esempio per le generazioni future di onestà, lealtà e coraggio.

Italia: Un Rinascimento (forse) Impossibile

Rinascimento ImpossibileSono certo che ognuno si guardi intorno senta l’aria pesante. Nonostante il Natale, nonostante la propria provenienza culturale e sociale, il proprio reddito. Nonostante le differenze, sono festività che odorano d’ammuffito.
Colpa della crisi, si dirà. Colpa dei venti economici avversi, si scriverà. Segno dei tempi, tutto a causa della Globalizzazione e dell’economia finanziaria, più che industriale. Che non produce più nulla, se non finanza svuotata. Per pochi, non per tutti.
Sullo sfondo, le frasi del Presidente del Consiglio che invoca la spesa nonostante tutto, la televisione che spara ogni 3×2 servizi sul tacchino e sul vino per accompagnare il Capodanno, su come gli italiani spenderanno tutti i loro (ultimi) risparmi.

Senza che nessuno dica, ad esempio, che a gennaio si bombarderanno, legislativamente parlando, nell’ordine: Giustizia e Costituzione.

Senza che nessuno specifichi come i 30enni che oggi hanno contratti a progetto vengano aiutati da genitori che han qualcosa da parte perché ieri, o l’altro ieri, hanno risparmiato. Non speso per muovere l’economia, risparmiato.

Senza un anima che si indighi, ancora, che Licio Gelli stia ancora sproloquiando su OdeonTv, nonostante sia stato condannato per depistaggio delle indagini sulla Strage di Bologna.

E’ sempre stato un problema, quello degli italiani che si stupiscono del fatto che a vincere l’Isola dei Famosi di turno sia il rappresentante della minoranza di turno, ma non si stupiscono di cosa succeda intorno a loro fino a che la misura è arrivata ad essere colma. Disse Enzo Biagi, che un giornalista americano, negli anni ‘60, parlando degli italiani gli disse: “Si può dire tutto di voi, ma non che non troviate energie insperate quando sembra che la speranza sia svanita”. Già.

Il punto è che oggi, gli italiani sembra che non abbiano più spinta. Siano fermi. Non abbiano mordente neanche per piangere su quello che ci stanno levando. Non si protesta più per niente. Non ci si indigna più. Ci si impaurisce per l’indulto (a ragione) ma non si capisce che l’indulto non lo ha voluto la magistratura. E a dirla tutta, non l’ha firmata solo l’Unione. Questo 2 anni fa.

Non ci si chiede perché la magistratura abbia un passo cadenzato. Ci si lamenta solo del giudice senza chiedersi chi l’abbia messo in condizione di lavorare lentamente. Ho sentito dire da della gente che la strage di Erba è stata causata anche dai carabinieri e della polizia, che non hanno fatto niente a Azouz Marzouk quando Rosa Bassi lo accusò di violenza carnale: se loro fossero intervenuti, Rosa non sarebbe impazzita.
La persona che citava questo esempio dimentica che Azouk era serenamente appena uscito dal carcere, quando Olindo e Rosa fecero a pezzi quegli innocenti, e che i carabinieri e la polizia non hanno ancora la possibilità di leggere la pazzia negli occhi di tutti i vicini di casa, a meno che divengano maghi o psicologi. Ma a quel punto lavorerebbero o nei cabaret o in studi appositi.

E’ l’abitudine del credere senza fermarsi a cosa si ascolta, tipica del nostro paese.

Quella politica che porta gli italiani, unici in Occidente, a considerare gli inceneritori ancora moderni e non inquinanti. A urlare contro Napoli e i suoi rifiuti, ma non contro quei politici che non potevano non sapere chi gestiva quel mercato. A sbellicarsi dal ridere, indignandosi un poco però, quando il Gabibbo va a riprendere le tubature che perdono in campagne disperate, senza però chiedersi perché il Gabibbo non vada a chiedere conto ad esempio agli abitanti di Taranto chi li ha ridotti così, con un tasso di diossina che è pari all’intera Svizzera, oppure a chi gestisce i fondi europei per le infrastrutture nel Meridione. A fare quelle indagini ci va De Magistris, ma lui non parla genovese e non è un pupazzo grosso e rosso: forse per quello non è tanto simpatico.

L’italiano crede ciecamente, crede senza porsi più domande. Insulta Travaglio o un giornalista che non si allinea perché non vuole che nessuno interrompa la pace dei sensi, quella sensazione che ci sia un Rinascimento Impossibile, che costerebbe fatica, lacrime e onestà: l’italiano preferisce vincerlo al superenalotto, guardando Rai2, l’estrazione del Lotto, possibilmente con la puntata minima. Non vuole più una coscienza perché gli basta il compagno più asino di lui che gli suggerisca dal banco vicino.

Il problema è che per chi ama l’Italia, tutto questo è veramente desolante.

Non rimane che sperare che quel giornalista amico di Enzo Biagi, non si sbagliasse.

Voi cosa pensate a riguardo?

Elezioni Amministrative e Politiche: Scopri il Partito più vicino alle Tue Idee

Anche quest’anno, purtroppo per le nostre tasche, ci saranno le elezioni. Nella blogosfera se ne sta parlando molto, forse fin troppo, ma in ogni caso anche io ho deciso di trattare questo argomento. Questo articolo non è scritto per esprimere apprezzamenti o critiche verso i ‘personaggi in voga‘ in questo periodo, ma per presentare un interessante, utile e gratuito servizio offerto da OpenPolis.it.

Scopri la Tua Posizione Rispetto ai Vari Partiti

Per chi come me non è molto attratto quando sente parlare di politica, ma crede nel diritto e nell’importanza del proprio voto, esiste un sito: http://www.voisietequi.it/, che mette a disposizione di tutti uno strumento che di sicuro vi indirizzerà verso un voto più critico.
VoiSieteQui è un servizio che pone all’utente una serie di 25 domande, con valutazioni da Molto Favorevole e Molto Contrario; il sistema raccoglie le vostre risposte e le confronta con il database che contiene le risposte di tutti i Partiti (Partito Comunista dei Lavoratori, Partito Democratico, Partito Socialista, Lega, PdL, UdC …) alle singole domande e successivamente vi mostra una pagina di risultati. Su questa pagina trovate un grafico che evidenzia la distanza di idee che c’è tra voi ed i vari partiti, facendo una media ponderata basata sulle risposte alle varie domande.

Ecco un esempio di Grafico (La Mia Posizione):

Le Mie Idee Rispetto a Quelle dei Partiti

Trovate inoltre le posizioni dei partiti complessivamente e per ogni singola domanda, questo vi permette di effettuare un’analisi più dettagliata, dando peso maggiore ai temi che ritenete più importanti o più vicini a voi.

E’ sicuramente un servizio molto valido e da provare. Se conoscete altri servizi di questo genere, o semplicemente volete esprimere ciò che pensate a riguardo, lasciate un commento all’articolo.

L’Italia Va a Votare, Grande Assente la Gioventù

I soliti nomi in gara, ma niente sangue nuovo in un sistema ingessato.

Caduto il governo Prodi gli italiani dovranno tornare alle urne, ma la notizia è un’altra ed è di quelle che non fanno più notizia: a correre per occupare i seggi delle Camere saranno i soliti noti della ‘Casta’ così ben descritta nel libro di Stella e Rizzo dallo stesso titolo.

I Giovani e la Politica

Assorbito bene o male l’impatto della ‘caduta’, i vari gruppi di interesse del Paese si sono organizzati per una frettolosa campagna elettorale, ma soprattutto per i regolamenti di conti interni alle coalizioni: abbiamo visto così AN suicidarsi e accorparsi al Partito della Libertà di Berlusconi senza colpo ferire, con buona pace di quanti hanno seguito negli ultimi quindici anni le svolte di Fini da una destra ‘dura e pura’ a un incolore vassallo del potente di turno; a pochi giorni dalla rinuncia di Marini al tentativo di formare un governo di transizione abbiamo assistito al balletto Casini-Berlusconi che si è concluso con l’uscita (o la cacciata, dipende dai gusti) dell’UDC dalla fu Casa delle Libertà, in un cabaret di dichiarazioni e controdichiarazioni il cui unico risultato è stato di mostrare come il grande Silvio non accetti compartecipazioni e partnership che non siano di mera facciata; e la Lega, fantasma della forza politica determinante che è stata negli anni ‘90, ormai attaccata alla questione Malpensa come unico modo di trovare visibilità e rappresentanza di una classe imprenditoriale del Nord oramai molto diversa da allora. Passando al centrosinistra la situazione non è molto diversa con il PD di Veltroni, proprio perchè il Partito è di Veltroni e di nessun altro, come dimostrato dalla forte centralizzazione del candidato premier che ha relegato a ruoli marginali i dirigenti che, bene o male, si sono occupati di mantenere a galla per anni gli ex DS e Margherita: Rutelli rispedito a fare il sindaco di Roma, che quello magari gli viene meglio che fare politica nazionale con il suo carattere inesistente, e D’Alema lasciato ad occuparsi di Afghanistan e Kosovo con i risultati che sappiamo, o perlomeno i risultati di pubblico dominio (l’attività dei servizi segreti nella diplomazia globale resterà, ahimè, oscura , coperta com’è dal segreto di Stato più lungo che il mondo ricordi). E se andiamo a osservare la cosiddetta ’sinistra radicale’ le cose non sono affatto diverse: Bertinotti candidato unico per una coalizione che assomiglia più a un feudo, in cui i calcoli elettorali hanno di gran lunga più importanza delle richieste della base, e che rischia di trovarsi una grossa sorpresa all’apertura delle urne. Dei partiti più piccoli è inutile parlare. Ben pochi sopravviveranno allo sbarramento e li vediamo arrancare a destra e a sinistra per cercare di agganciarsi a qualcuno senza perdere simboli e identità. Chi di qui e chi di là, come disse Churchill, ‘la politica porta ad avere strani compagni di letto’.

Continua a Leggere…