Che Sòla il MultiSala!

Warner Village Torri BiancheMi è bastato tornare una sera da Milano e notare una piccola cosa, una sciocchezza, ma che mi ha scosso.. una specie di ironia della sorte che mi ha dato la voglia persino di scrivere qualcosa su questa visione casuale ed improvvisa.

Ero in moto sulla tangenziale est che passa vicino alle torri, esco a Vimercate, super curvone in piega, (alla hopkins per intenderci..), e un attimo prima di salire su quello specie di cavalcavia che ti immette sul pagani.. guardo di fronte a me. Il fastoso ed imponente Warner Village con la sua insegna luminosa rotta, motivo per il quale a buio ormai inoltrato, è possibile solo leggerne alcune lettere: War Village.

Chi mi conosce sa quanto il mio pensiero verso questo non-posto sia negativo (cosa faccio tendenza a parlare di “non posto”..daje me do un tono). Ho cercato di boicottarlo il più possibile trovandomi diverse volte in disaccordo con altri… è vero, ci sono andato anch’io, a volte per non fare l’asociale, a volte perché veniva meno il mio risentimento contro questo edificio. Ho pensato molte volte: Ma perché alla fine il concetto del multisala non mi dovrebbe andare bene? È comodo, posso vedere il film che voglio, a qualsiasi orario. Cosa posso avere contro un posto così bello, grande, così vicino.

E’ sempre pieno di gente: famiglie, ragazzi, bambini. Un posto dove poter passare qualche ora in compagnia e in completa spensieratezza.

Warner Village..

WAR Village… un fastidioso presentimento si insinua nella mia mente…Così come un intervento bellico può distruggere un intero paese, così il multisala può letteralmente ammazzare il mercato del cinema a favore di pochi privilegiati.

Pensandoci due secondi il problema è sempre lo stesso. Le persone. La gente che si reca al cinema decide cosa vedere.. ne consegue il successo di un certo genere di film piuttosto che altri.

Ma cosa vuole vedere la gente? cosa vuole provare, cosa vorrebbe sentirsi dire?

Andare incontro a queste risposte non è per niente giusto. Fare cinema cercando di soddisfare quello che la gente vuole vedere è assolutamente controproducente. Non ha assolutamente senso. Il concetto andrebbe benissimo se si parlasse di vestiti, telefoni, e qualsiasi cosa che riguardi il consumismo. Ma non è questo il caso. L’unica cosa che si consuma è il cervello di quelli che amano i film di natale (e qua vorrei esprimere il mio disprezzo più totale..).

“Ok, ma non elevarti al di sopra della gente. Se voglio andare a vedere maial college lasciami andare.. alla fine cosa vuoi.. potrò almeno vedere il film che voglio?? “

Hai perfettamente ragione.

Allora mettiamola così: ci sono quelli appassionati di cinema, ci sono quelli che vogliono essere semplicemente intrattenuti, quelli che guardano la morale, quelli che guardano la realizzazione, ci sono quelli che vogliono ridere, quelli che vogliono piangere….quelli che vogliono, sal’cazzo cosa vogliono..

Allora credo questo. Tutte le persone che cercano il puro intrattenimento, lo spettacolo, il folclore, la semplice alternativa a un qualcos’altro, allora possono tenersi stretti i loro Warner Village, Bicocca Village, Uci Cinema e tutti il resto..

E tutti gli altri? (che riconosco essere la minoranza) quelli che pensano al cinema come un arte, come un qualcosa in grado di esprimere la potenza delle immagini (fotografia) e delle parole(sceneggiatura)… i cortometraggi, i film d’autore senza alcun effetto speciale, i film che ricercano una qualche forma di stile, di essere… probabilmente a volte non c’è nulla da capire. A volte non vi è nulla da dedurre, nessun insegnamento, nessuna morale. Semplicemente storie. Ho comprato un libro di Lynch ultimamente. Vorrei riportare alcune sue parole in conclusione a questo, ancora per una volta, troppo grezzo pensiero. Non me ne vogliate.

“Un film dovrebbe camminare con le proprie gambe. E’ assurdo che un regista debba spiegarne il significato a parole. Il mondo creato nel film è un prodotto della fantasia e talvolta le persone amano entrarci. Per loro quel mondo è reale. Scoprendo come è stata realizzata una scena, o qual è il significato di questo o quello, quando rivedranno il film anche questi dettagli entreranno a fare parte della loro esperienza cinematografica. Quindi il film cambia. L’opera d’arte deve bastare a se stessa”.

“Un film dovrebbe essere e significare soltanto se stesso, non c’è nient’altro al di fuori del film stesso”

“Un idea è un pensiero. Un pensiero che ha in serbo più di quanto tu non creda nel momento in cui lo formuli. In quel primo istante c’è una scintilla. Sarebbe fantastico se un film fosse concepito tutto in una volta (..) Ti innamori della prima idea, se la tieni per mano, il resto verrà da sé.”

” Contro le astuzie e i raggiri, lascia uscire la tua voce, non scartare mai una buona idea, medita “

Pace e luce.

Link Utili:

Chiesa: l’educazione cattolica e il progresso

La chiesa ed il progressoCome possono convivere dentro una persona il credo di un’educazione cattolica ed una visione progressista di vedere il mondo?

Sono cresciuto a Milano, in un ambiente che – rispetto ad altre realta’ che ho sperimentato negli anni, viaggiando per il mondo – era relativamente progressista. Il sapere e conoscere il mondo intorno erano cardini importanti nel definire chi eravamo. Tanto quanto l’impegno nell’aiutare gli altri. Gli insegnamenti cattolici non si sono quasi mai interposti fra un’educazione libera e la nostra crescita spirituale. Anche i preti che ci circondavano vedevano la fede in modo dinamico, mettendo l’impegno verso gli altri come obiettivo principale degli insegnamenti religiosi. Mi ricordo, per esempio, che ogni anno ci coinvolgevano in opere di volontariato.

Con gli anni mi sono allontanato dalle formalita’ religiose, ma ancora oggi sono orgoglioso dell’occhio interiore che la mia educazione cattolica mi ha dato, rivolto prima di tutto a rispettare le aspirazioni e la felicita’ mie e della mia famiglia, e poi agli altri intorno.

E voi? Se avete frequentato una scuola cattolica o di un altro ordine religioso, trovate difficile conciliare i principi di quella esperienza se non vi interessa piu’ la parte formale della fede? Raccontate le vostre esperienza lasciando un commento a questo articolo.

Italia: Un Rinascimento (forse) Impossibile

Rinascimento ImpossibileSono certo che ognuno si guardi intorno senta l’aria pesante. Nonostante il Natale, nonostante la propria provenienza culturale e sociale, il proprio reddito. Nonostante le differenze, sono festività che odorano d’ammuffito.
Colpa della crisi, si dirà. Colpa dei venti economici avversi, si scriverà. Segno dei tempi, tutto a causa della Globalizzazione e dell’economia finanziaria, più che industriale. Che non produce più nulla, se non finanza svuotata. Per pochi, non per tutti.
Sullo sfondo, le frasi del Presidente del Consiglio che invoca la spesa nonostante tutto, la televisione che spara ogni 3×2 servizi sul tacchino e sul vino per accompagnare il Capodanno, su come gli italiani spenderanno tutti i loro (ultimi) risparmi.

Senza che nessuno dica, ad esempio, che a gennaio si bombarderanno, legislativamente parlando, nell’ordine: Giustizia e Costituzione.

Senza che nessuno specifichi come i 30enni che oggi hanno contratti a progetto vengano aiutati da genitori che han qualcosa da parte perché ieri, o l’altro ieri, hanno risparmiato. Non speso per muovere l’economia, risparmiato.

Senza un anima che si indighi, ancora, che Licio Gelli stia ancora sproloquiando su OdeonTv, nonostante sia stato condannato per depistaggio delle indagini sulla Strage di Bologna.

E’ sempre stato un problema, quello degli italiani che si stupiscono del fatto che a vincere l’Isola dei Famosi di turno sia il rappresentante della minoranza di turno, ma non si stupiscono di cosa succeda intorno a loro fino a che la misura è arrivata ad essere colma. Disse Enzo Biagi, che un giornalista americano, negli anni ‘60, parlando degli italiani gli disse: “Si può dire tutto di voi, ma non che non troviate energie insperate quando sembra che la speranza sia svanita”. Già.

Il punto è che oggi, gli italiani sembra che non abbiano più spinta. Siano fermi. Non abbiano mordente neanche per piangere su quello che ci stanno levando. Non si protesta più per niente. Non ci si indigna più. Ci si impaurisce per l’indulto (a ragione) ma non si capisce che l’indulto non lo ha voluto la magistratura. E a dirla tutta, non l’ha firmata solo l’Unione. Questo 2 anni fa.

Non ci si chiede perché la magistratura abbia un passo cadenzato. Ci si lamenta solo del giudice senza chiedersi chi l’abbia messo in condizione di lavorare lentamente. Ho sentito dire da della gente che la strage di Erba è stata causata anche dai carabinieri e della polizia, che non hanno fatto niente a Azouz Marzouk quando Rosa Bassi lo accusò di violenza carnale: se loro fossero intervenuti, Rosa non sarebbe impazzita.
La persona che citava questo esempio dimentica che Azouk era serenamente appena uscito dal carcere, quando Olindo e Rosa fecero a pezzi quegli innocenti, e che i carabinieri e la polizia non hanno ancora la possibilità di leggere la pazzia negli occhi di tutti i vicini di casa, a meno che divengano maghi o psicologi. Ma a quel punto lavorerebbero o nei cabaret o in studi appositi.

E’ l’abitudine del credere senza fermarsi a cosa si ascolta, tipica del nostro paese.

Quella politica che porta gli italiani, unici in Occidente, a considerare gli inceneritori ancora moderni e non inquinanti. A urlare contro Napoli e i suoi rifiuti, ma non contro quei politici che non potevano non sapere chi gestiva quel mercato. A sbellicarsi dal ridere, indignandosi un poco però, quando il Gabibbo va a riprendere le tubature che perdono in campagne disperate, senza però chiedersi perché il Gabibbo non vada a chiedere conto ad esempio agli abitanti di Taranto chi li ha ridotti così, con un tasso di diossina che è pari all’intera Svizzera, oppure a chi gestisce i fondi europei per le infrastrutture nel Meridione. A fare quelle indagini ci va De Magistris, ma lui non parla genovese e non è un pupazzo grosso e rosso: forse per quello non è tanto simpatico.

L’italiano crede ciecamente, crede senza porsi più domande. Insulta Travaglio o un giornalista che non si allinea perché non vuole che nessuno interrompa la pace dei sensi, quella sensazione che ci sia un Rinascimento Impossibile, che costerebbe fatica, lacrime e onestà: l’italiano preferisce vincerlo al superenalotto, guardando Rai2, l’estrazione del Lotto, possibilmente con la puntata minima. Non vuole più una coscienza perché gli basta il compagno più asino di lui che gli suggerisca dal banco vicino.

Il problema è che per chi ama l’Italia, tutto questo è veramente desolante.

Non rimane che sperare che quel giornalista amico di Enzo Biagi, non si sbagliasse.

Voi cosa pensate a riguardo?

Il Trading Online ha Cambiato le Regole del Gioco

Trading OnlineInternet ha aperto a tutti il mondo della finanza e dell’investimento, che fino a qualche anno fa pareva essere limitato agli specialisti del settore ed inacessibile alle persone comuni. Oggigiorno, chiunque può diventare un investitore, senza nemmeno uscire di casa. Casalinghe, studenti, pensionati… la finanza online ormai ha acquisito dimensioni tali da far apparire obsoleti e antiquati i metodi utilizzati fino a pochi anni or sono.

Esistono vari strumenti finanziari nei quali si può investire: dai titoli azionari, alle obbligazioni ai fondi comuni di investimento. Esistono anche strumenti derivati, che dipendono a loro volta da un altro strumento finanziario, come un tasso, un titolo o una commodity. Ma il tipo di investimento che suscita più interesse ultimamente nel popolo degli investitori online è senza dubbio il mercato delle valute estere.

Per il mercato delle valute estere è stato coniato un nuovo termine nel gergo finanziario internazionale, il “forex”, che deriva dalla contrazione delle parole “foreign exchange”. Il giro di affari del forex ha raggiunto dimensioni ciclopiche, ridicolizzando in confronto gli altri mercati finanziari (azionari, obbligazionari, e simili).

Da qualche anno a questa parte, sono nati innumerevoli broker telematici che si occupano principalmente del mercato delle valute estere. Circa l’11% delle transazioni di cambio valuta avvengono tramite brokers di e-commerce, mentre le rimanenti transazioni avvengono attraverso grandi banche o entità statali. Per comprendere la quantità di brokers disponibili sulla rete, basta inserire in google i termini “forex” o “currency trading” per trovare migliaia di risultati.

Il sito www.forexondemand.com offre agli investitori principianti una guida online alle strategie di investimento, con un glossario della terminologia tipica del gergo finanziario del forex trading. Il sito, inoltre, presenta grafici e tassi di cambio sempre aggiornatissimi, e anche delle basi tecniche di economia. Infine, Forex on Demand può indirizzarvi al broker online più adatto alle vostre esigenze.

La Moda Non è Superficiale

Abitando in una grande città come Milano si ha la possibilità di entrare in contatto con realtà molto diverse tra loro, di osservarle e sentirle vivere. Si incontrano persone di ogni ceto e dalle idee più svariate. Realtà opposte che però si sfiorano soltanto nella maggior parte dei casi. Si, dico nella maggior parte dei casi perchè solo pochi si fermano per conoscere, per confrontarsi con ciò che ritengono al di fuori del loro essere.

Questo continuo camminare parallelamente crea pregiudizi e categorie che ormai affollano la nostra società. Tra le tante che ho potuto osservare vorrei citare quella che più è affine con il tema della mia rubrica; vorrei sfatare il mito che la moda sia un interesse di poco valore. Questa idea è purtroppo molto presente tra alcune categorie di giovani.

Moda Superficiale

C’è la tendenza in molta gente ad associare l’interesse per la moda a persone snob e appartenenti a ceti alti ma non ci si rende conto che la moda è ben altro. La moda nasce per le strade, dall’osservazione attenta delle persone; è dallo scontro tra le realtà più diverse che si scatena quella creatività al quale l’artista dà vita nel modo che più gli piace, è uno studio del dettaglio. La moda non è una questione di ceto, nè di superficialità. La moda è un mezzo per esprimere la propria personalità, ogni stile diventa personale quando esprime un modo di sentirsi e di essere, anche di un momento, la moda la fa ogni singola persona (entrerò in dettaglio nei prossimi articoli).
Vorrei concludere dicendo che lo sfogliare riviste di moda, il fermarsi a guardare le vetrine o il parlare di nuove tendenze può essere un semplice passatempo come un altro, una maniera per svagare la mente; non denota certo superficialità in chi lo pratica. Il superficiale è chi si ferma all’apparenza e rimane fermo nel suo giudizio qualunquista. E’ con questa idea, e con il richiamo al titolo del mio articolo precedente, la moda a modo mio, che voglio dare il via a questa rubrica.