Chitarra: come suonare facilmente “L’amore” dei Sonohra

Non sono, anche se può sembrare strano leggendo il titolo, un “suonatore” di chitarra (lo sono del piano, anche se non lo suono da tempo, ma questo è un’altro discorso).

Da Sebastiano555 mi ha però particolarmente colpito oggi vedere questo video sul come suonare facilmente “L’amore” dei Sonohra in modo effettivamente apparentemente semplice ma davvero bello…

Questa canzone questa estate mi aveva colpito per la sua musica e per alcune sue parole: “sei un viaggio che non ha nè meta nè destinazione….”

L’ho trovato davvero bravo; oltretutto e la visione del video conferma come lui stesso premette che il brano si basa su accordi semplici.

Buona vita

Il verbiario: coniugare un verbo e farne l’analisi grammaticale

Spesso internet ci è utile come risorsa di informazioni, altre volte come potenza di calcolo-elaborazione messa a disposizione da servizi pubblicati (molti dei quali gratuiti, come in questo caso).

Parlavo nel post dello scorso 3 settembre di howisay, il servizio per ascoltare la pronuncia di parole.

Decisamente interessante questo Verbiario che tra informazioni varie prevede un Coniugatore di verbi e un Analizzatore di Morfologia.

Con quest”ultimo potremo ad esempio sapere scrivendo sei stata chiamata trovare che si tratta di un passato prossimo, mentre inserendo mangiare nel coniugatore di verbi sapremo ad esempio il suo trapassato remoto...

Coniugazione Mangiare

Come riportato dal sito stesso, l’elaborazione è in continuo miglioramento (con possibili errori) e alcune voci-forme sono con inserimento in corso, con possibilità di inviare informazioni e suggerimenti.

Interessante l’idea applicata di permettere, una volta trovati con l’Analizzatore i dettagli di un verbo scritto, facendo click sul suo infinito mostrato nella tabella andare direttamente a tutta la sua coniugazione:

Verbo Chiamare

Da ribadire-chiarire che il servizio è  ad oggi totalmente gratuito, e da quel che viene comunicato così dovrebbe rimanere.

Come dire, per districarsi con una tastiera a portata di mano a domande del tipo “se io fossi stato”…cos’è? :) O per un dubbio su una precisa forma…

Buona vita (informatica e non) a tutti…

Recensioni di “Whatever Works – Basta che funzioni”, ultimo film di Woody Allen

Basta che Funzioni Dopo una serie di film ambientati a Londra (Match Point, Scoop, Sogni e Delitti) e ad un anno di distanza dagli intrighi amorosi di “Vicky Cristina Barcelona”, Woody Allen torna a New York e ci torna per girare una commedia esistenziale tipica del suo vecchio stile. Ironia, sarcasmo e cinismo caratterizzano i 92 minuti di Whatever Works – Basta che funzioni, nuovo lavoro del regista newyorkese, che per questo film ha ripreso una sceneggiatura scritta una trentina di anni fa. Fisico-matematico ex-candidato per il premio Nobel, Boris Yelnikoff (l’ottimo Larry David), pessimista convinto, ha già tentato una volta il suicidio, ma ha fallito.
Lasciato dalla moglie si ritrova solo e zoppo, ma non rinuncia alla sua personale crociata contro la società, le sue ideologie, i suoi suoi luoghi comuni e i suoi credo.
Commedia dolce-amara dal carattere autobiografico, con un protagonista che dovrebbe essere un genio razionale, ma in realtà è ipocondriaco e ha paura del buio.
Nonostante la sua visione d’insieme, anzi, forse proprio a causa di questa, Boris non riesce a liberarsi dal suo pessimismo e dai suoi attachi di panico, fino a quando, per caso, incontra Melody (la brava Evan Rachel Wood) giovane, bella ed ingenua ragazza del Mississipi, che per fuggire dalle frustrazioni della madre va a cercare miglior sorte a New York.
Ed è proprio davanti alla porta di casa-Boris, in un buio vicolo della grande mela, che i due si incontrano.
Basta poco tempo per convincere Boris che, a volte, il genere umano può creare qualcosa di positivo.
Come fosse la conseguenza più naturale dell’incontro-scontro di due mondi opposti, il genio di lui e la semplicità di lei, l’età e gli acciacchi fisici di lui e la giovane bellezza di lei, i due si sposano. L’apparente equilibrio di questo bizzarro rapporto tra Boris e Melody verrà bruscamente rotto dalla madre di lei (nel frattempo lasciata dal marito), che riuscirà a rintracciare la figlia a New York, così come il padre (nel frattempo lasciato dall’amante). Da qui una serie di reazioni a catena, che sconvolgeranno le vite dei protagonisti, rendendo il film piacevole e scorrevole, a tratti brillante ed esilarante. Il tutto condito dalla pungente ironia e dal cinico sarcasmo dei geniali monologhi-dialoghi che farciscono il film dall’inizio alla fine. Nel frattempo l’equilibrio verrà ristabilito, e i protagonisti ritroveranno la felicità, ognuno a modo suo..

Nulla di nuovo forse, ma questa commedia alleniana di certo “funziona”, e, per un ora e mezza, fa pensare, ma anche sorridere e divertire.

Un Cane di Nome NAT: Recensione e Considerazioni

Un cane di nome NATAUTORE: Greg Kincaid

Dopo una lunghissima esperienza come avvocato specializzato in diritto di famiglia Kincaid decide di tuffarsi nel mondo della narrativa, certamente non riesce a superare il muro della critica come il suo antagonista Grogan, creando un libro di decente fattura.

Di seguito un breve resoconto:

Todd è un ragazzo molto sensibile: sa cogliere le emozioni delle persone e, soprattutto, ha un talento speciale nel trattare con gli animali, che sono la sua passione. Vivere giornate felici alla fattoria, dove aiuta il padre con galline, maiali e mucche. Appena viene a sapere che il rifugio per animali della contea cerca famiglie disposte ad adottare un cane per la settimana di Natale, non sta più nella pelle. Fa di tutto per convincere il padre che si oppone all’adozione. Per l’uomo vecchie ferite e dolorose esperienze tornerebbero a bruciare se si ritrovasse con un cane per casa. La sua riluttanza vero si scioglie il giorno in cui, insieme con il figlio, va’ a dare un’occhiata al rifugio: è così irresistibile e affettuoso il grosso cane nero che viene scelto. E in fondo si tratta solo di pochi giorni: dal 18 al 26 dicembre, giusto il periodo delle ferie del personale in occasione delle feste. Giusto il tempo per Nat, il cane di Natale, di compiere il miracolo.

Sull’onda della moda lanciata da Marley l’autore tenta di bissare il successo ottenuto dal suo antagonista, tuttavia la qualità di scrittore e la storia narrata è effettivamente minoritaria e deludente. l’autore vuole congiungere due aspetti veramente importanti quali sono: il Natale e l’abbandono degli animali; ma il primo aspetto, ovvero il Natale, è il più comunemente usato in quanto si dice che per Natale o meglio in questo periodo si è tutti più buoni e si è più propensi a fare beneficenza; il tutto collegato con la tematica dell’abbandono degli animali, argomento molto scottante negli ultimi tempi. Infatti il romanzo dal punto di vista linguistico è corretto, probabilmente il fatto di essere nato come un semplice racconto per la propria famiglia nel giorno di Natale, non gli dà l’importanza e la struttura adatta per un efficiente romanzo . Una storia ben costruita deve nascere immediatamente nella mente dell’autore come romanzo, nel senso che, se colui che decide di scrivere parte con l’intenzione di comporre un racconto di poche parole concentrerà la propria attenzione e i propri ragionamenti su un numero limitato di pagine. Invece, chi scrive un romanzo concentra la propria attenzione su un numero illimitato, perciò non possiamo considerare la stesura di un libro come l’espansione di un semplice racconto, per questo semplice motivo il testo di Kincaid è minoritario rispetto a molti altri.

Abbandonando questa via consideriamo il testo vero e proprio, la storia è interessante ma possiamo definirla comune; perché l’adottare un cane è un atto caritatevole e impressionante, ma in questo caso l’autore cerca continuamente di impietosire il lettore, infatti la presenza di un ragazzo diversamente abile, il ricordo dei cani defunti del padre; sono solamente un mero tentativo di rendere più dolce il testo.

Concludendo ritengo il testo sufficientemente importante, ma non paragonabile a quello redatto da Grogan, per il semplice fatto che la vita di Marley rientra in un ambito di realtà, Nat invece è un qualcosa di surreale, assolutamente immaginario. Un racconto è bello anche quando è reale, non di può esistere un’opera semplicemente di fantasia ma soprattutto non si può e non si deve tentare continuamente di impietosire il lettore, poiché si può riuscire nel proprio intento anche senza ricorrere a situazioni devastanti come in questo caso.

Ora tocca a te caro lettore esprimere la tua opinione, sei forse in disaccordo con ciò che ho scritto ? E’ il tuo momento, per raccontare le tue impressioni e condividerle con gli altri lettori.

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L’eleganza del Riccio: Recensione e Considerazioni

L'eleganza del riccioINTRO

Mi chiamo Renée. Ho cinquantaquattro anni. Da ventisette sono la portinaia al numero 7 di rue de Grenelle, un bel palazzo privato con cortile e giardino interni, suddiviso in otto appartanmenti di gran lusso, tutti abitati, tutti enormi. Sono vedova, bassa, brutta, grassottella, ho i calli ai piedi… …Siccome, pur essendo sempre educata, raramente sono gentile, non mi amano; tuttavia mi tollerano perché corrispondo fedelmente al paradigma della portinaia forgiato dal comune sentire. Di conseguenza, rappresento uno dei molteplici ingranaggi che permettono il funzionamento di quella grande illusione universale secondo cui la vita ha un senso facile da decifrare.”
“Io ho dodici anni, abito al numero 7 di rue de Grenelle in un appartamento da ricchi…
…Mio padre è un deputato con un passato da Ministro e finirà senz’altro presidente della camera…
Si dà il caso che io sia molto intelligente. Di un’intelligenza addirittura eccezionale. Già rispetto ai ragazzi della mia età c’è un abisso. Siccome però non mi va di farmi notare, e siccome nelle famiglie dove l’intelligenza è un valore supremo una bambina superdotata non avrebbe mai pace, a scuola cerco di ridurre le mie prestazioni… “

LA TRAMA

L’eleganza del riccio” è un doppio diario. La brillante vita del palazzo di rue de Grenelle è raccontata da Renée, umile portinaia dalla vasta cultura autodidatta, e da Paloma, geniale figlia di un ex-diplomatico.
Per ragioni diverse entrambe si celano dietro l’immagine che la società pensa debbano avere.

Renée nasconde i libri tra la spesa e lascia la televisione accesa per confermare alla poco fervida immaginazione degli inquilini lo stereotipo della portinaia sciatta e ignorante. Renée sbaglia volutamente qualche vocabolo e se le parlano di Kant assume uno sguardo vuoto e inespressivo. Ma Renée sa dissertare di filosofia e arte, conosce a memoria i romanzi di Tolstoj, ha visto tutti i film di Oz…
Semplicemente non vuole che qualcuno scopra queste sue passioni perchè teme di infrangere il tranquillo equilibrio che si è costruita.
Al quinto piano abita Paloma, arguta dodicenne che guarda il mondo con sagacia e freddezza. Paloma ha da tempo scoperto che la vita non è quello che le raccontano: da giovani si cerca di mettere a frutto la propria intelligenza, nell’illusione di un futuro radioso; da grandi si scopre di essere finiti in una boccia per pesci rossi, Il futuro è già stabilito…tutto quello che il giovane pensa di costruire è pia illusione. Ma Paloma ha scoperto l’inganno e non vuole finire nella boccia! Lei lascerà questa stupida pantomima prima di rimanervi invischiata. Paloma si suiciderà il giorno del suo tredicesimo compleanno. Sino a quel momento (e mancano ormai pochi mesi) continuerà a recitare il ruolo di ragazzina mediocre imbevuta di sottocultura adolescenziale.

Due anime in incognito, dunque, legate dal filo di un comune sentire ma ignare l’una dell’esistenza dell’altra. A infrangere il precario equilibrio l’arrivo in rue de Grenelle di monsieur Ozu, magnate giapponese in pensione. Sarà l’acume dell’affascinante Ozu a far cadere le maschere di Renée e Paloma e a farle incontrare.

IL ROMANZO

L’eleganza del riccio” è una raffinata commedia francese di lettura scorrevole e avvincente. La prosa è chiara, semplice ma al contempo molto curata. Non chiede molto tempo (io l’ho letto in un pomeriggio) ma la calma e il silenzio per essere gustata come un buon tè.
Il romanzo è ricco di rimandi alla letteratura, alla filosofia e all’arte, segno della indiscutibile cultura dell’autrice e forse anche di un pò di sano narcisismo intellettuale.
“L’eleganza del riccio” è stato il caso letterario francese del 2007: 50 ristampe e oltre 600.000 copie vendute, primo posto in classifica vendite per trenta settimane.
Il romenzo ha ottenuto numerosi riconoscimenti tra cui il Premio Georges Brassens 2006, il Premio Rotary International, il Prix des Libraires assegnato dalle librerie francesi.
L’edizione italiana, forte di oltre 300.000 copie vendute grazie al passaparola dei lettori, ha raggiunto nel febbraio 2008 il primo posto in classifica generale.

L’AUTRICE

Muriel Barbery è nata nel 1969 a Bayeux. E’ docente di filosofia (e si vede) presso l’Institut universitaire de formation des maîtres (Istituto universitario di formazione degli insegnanti). “L’elegenza del riccio” è il suo secondo romanzo.
Il primo “Une gourmandise” (Una golosità, Garzanti, 2001) ha conseguito il premio per il miglior libro di letteratura gastronomica.

A MIO MODESTO AVVISO

Un libro da leggere, dove ogni pagina è una scoperta. Riporto, perchè l’ho trovato delizioso, il passo da cui il romanzo trae il titolo. E’ parte di un dialogo tra Paloma e monsieur Ozu:

“Madame Michel (Renée) ha l’eleganza del riccio: fuori è protetta da aculei, una vera e propria fortezza, ma ho il sospetto che dentro sia semplice e raffinata come i ricci, animaletti fintamente indolenti, risolutamente solitari e terribilmente eleganti.”

In una società votata all’apparire Renée e Paloma scelgono stranamente di passare inosservate.
Vivamente consigliato, voi cosa pensate a riguardo?

Autrice dell’articolo: Katia Collarile

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