Crisi Economica: Una Fabbrica che Chiude, Un Paese che Muore

Crisi Economica MerloniNocera Umbra un piccolo paese dove vivono non più di seimila anime, nel 1997 fu l’epicentro del terribile terremoto che ridusse tante piccole case in un cumolo di macerie.
Mi ricordo di essere passato là per lavoro e di essere andato a mangiare in una pizzeria alle fonti Rocchetta.
Tornandomene a casa dalla montagna si staccò un masso più grande della mia auto, che scivolò davanti a me qualche secondo prima del mio passaggio.
La situazione era quella di un paese drammaticamente lesionato, oltre il 90% delle abitazioni, ma lo stabilimento Merloni era rimasto in piedi senza neanche troppi danni, tanto che qualche giorno dopo la grande scossa riaprì, e tutti i lavoratori ripresero il lavoro.
Oggi a Nocera Umbra la ricostruzione è terminata, ma il terremoto economico-finanziario ha demolito lo Stabilimento.
Paradossi della vita.!
Alla Antonio Merloni lavorano poco meno di mille operai, ma grazie alla Merloni vivono, nell´indotto allargato, più di settemila persone, più di tutta Nocera che non supera le seimila anime. Sono i numeri di una comunità a un passo dal coma economico.

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2 pensieri su “Crisi Economica: Una Fabbrica che Chiude, Un Paese che Muore”

  1. @dimini Internet: Non sono a conoscenza dei finanziamenti a fondo perduto di cui fai cenno, ma è molto probabile, se mai fosse accaduto, che la beffa è doppia: soldi pubblici gettati al vento e conseguenze occupazionali solo rimandate di qualche anno. Ma mi chiedo:
    quale schieramento politico, allora, si sarebbe preso il compito di rifiutare un aiuto ad un’Azienda già in difficoltà con mille famiglie alle spalle?

  2. Sono d’accordo.. ma qualcuno ha avanzato l’idea che a suo tempo queste fabbricone abbiano preso i bei soldini dallo stato senza farne un uso corretto.. tutto sommato però ora il casino è delle famiglie e poi dello stato.. tutta questa gente come farà a tirare avanti?!

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