Consumo Critico e Responsabile

Consumo Critico e Responsabile9 milioni sono le persone che ogni anno muoiono di malattie legate alla fame ( http://www.feedingminds.org/info/background_it.htm, http://www.fao.org/kids/it/hunger.html ) e alla denutrizione.

10,5 milioni sono i bambini sotto i 5 anni che muoiono ogni anno.

1,2 miliardi sono le persone che non hanno accesso a fonti di acqua pulita e/o potabile.

3,4 miliardi di persone non hanno accesso a servizi igienici.

Questi pochi dati ci danno crudamente la misura di qual è la realtà del mondo in cui viviamo, un mondo che si sta plasmando in maniera sempre più conforme al modello neoliberalista in termini di competitività, concorrenza e flessibilità. Che diviene sempre più escludente e insicuro e che crea così l’humus per fenomeni come fondamentalismo e terrorismo.

Bisogna quindi cercare di costruire un mondo diverso, che funzioni secondo logiche opposte a quelle che indirizzano oggi le scelte di buona parte delle elite economiche e politiche. Bisogna cercare di creare un mondo che opponga la cooperazione alla competizione, la tutela e il rispetto dell’ambiente al suo sfruttamento indiscriminato, l’inclusione all’esclusione. Un mondo di mondi dove si riesca a coniugare equità, rispetto della natura, tra le persone e tra le culture.

Il consumo critico è una delle forme di azione, insieme alle altre forme di partecipazione, di tutela dell’ambiente, dei beni comuni, dei diritti umani, economici e culturali, con cui come cittadini attivi e responsabili possiamo contribuire a costruire questo modello di società, opponendoci alla deriva escludente che sta interessando il nostro mondo, dove sempre più persone sono espulse dalla società, dal lavoro e dalla vita.

Ogni giorno siamo il bersaglio di innumerevoli messaggi pubblicitari che hanno lo scopo di indirizzare le nostre scelte, condizionandole come consumatori. Come consumatori dobbiamo capire che, anche se siamo l’obiettivo di continui stimoli a consumare, abbiamo anche un grande potere nei confronti del sistema economico.

Come consumatori abbiamo il dovere di riflettere sugli effetti globali dei nostri stili di vita, sull’ecosistema e la società, sui problemi causati da un modello economico basato sulla continua accumulazione dei beni materiali. Se si riflettesse sulle conseguenze dei nostri acquisti nulla sarebbe più come prima. Fare questo è difficile, perché molti dei prodotti di cui dovremmo ridurre il consumo sono quelli delle aziende più conosciute al mondo e di cui ci fidiamo di più, perché ci accompagnano spesso fin dalla culla. Trasformarci in consumatori critici non è facile, ma è il frutto di un costante e graduale cambiamento. Per iniziare dobbiamo convincerci che abbiamo un grande potere perché, premiando o punendo le aziende, possiamo modificare le loro politiche commerciali. Il nostro potere cresce se non siamo soli a farlo, ma lo facciamo insieme ad altri che la pensano come noi. Un consumatore critico non può fare a meno di essere anche un consumatore responsabile. Non basta pretendere il rispetto di giusti criteri nella produzione e nella commercializzazione dei prodotti, ma deve anche attivarsi per cambiare la società, promuovendo in prima persona lo sviluppo di forme economiche e sociali alternative e decidere di consumare secondo logiche di sobrietà. Per fare ciò, dobbiamo valutare degli strumenti per acquistare consapevolmente, valutando i prodotti e le scelte delle aziende che li producono.

Occorre quindi preferire quei prodotti che operano secondo logiche di sobrietà, fratellanza, solidarietà, rispetto della natura. Consumare criticamente, ma anche diversamente: riducendo i nostri consumi, indirizzandoli verso modelli più sostenibili, possiamo orientarci a un modello di benessere, che non sia legato solo alla soddisfazione delle esigenze individuali, ma anche collettive.

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Un pensiero riguardo “Consumo Critico e Responsabile”

  1. Quello che dici è proprio vero sono d’accordo con te, il problema in questo mondo è che la maggior parte delle persone pensano solo a se stessi. Non c’è un sentimento di fratellanza che unisca le persone di tutto il mondo. Il brutto è che tutti sanno che in Africa e nei paesi del terzo mondo i bambini muoiono di fame, ma non vogliono neanche chiedersi di chi è la colpa, perchè in effetti anche se sono le multinazioni che sfruttano in prima persona quei paesi, noi siamo dei complici se non decidiamo di svincolarci e dissociarsi boicottando questo sistema di sfruttamento. Bell’articolo.

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