Un Cane di Nome NAT: Recensione e Considerazioni

Un cane di nome NATAUTORE: Greg Kincaid

Dopo una lunghissima esperienza come avvocato specializzato in diritto di famiglia Kincaid decide di tuffarsi nel mondo della narrativa, certamente non riesce a superare il muro della critica come il suo antagonista Grogan, creando un libro di decente fattura.

Di seguito un breve resoconto:

Todd è un ragazzo molto sensibile: sa cogliere le emozioni delle persone e, soprattutto, ha un talento speciale nel trattare con gli animali, che sono la sua passione. Vivere giornate felici alla fattoria, dove aiuta il padre con galline, maiali e mucche. Appena viene a sapere che il rifugio per animali della contea cerca famiglie disposte ad adottare un cane per la settimana di Natale, non sta più nella pelle. Fa di tutto per convincere il padre che si oppone all’adozione. Per l’uomo vecchie ferite e dolorose esperienze tornerebbero a bruciare se si ritrovasse con un cane per casa. La sua riluttanza vero si scioglie il giorno in cui, insieme con il figlio, va’ a dare un’occhiata al rifugio: è così irresistibile e affettuoso il grosso cane nero che viene scelto. E in fondo si tratta solo di pochi giorni: dal 18 al 26 dicembre, giusto il periodo delle ferie del personale in occasione delle feste. Giusto il tempo per Nat, il cane di Natale, di compiere il miracolo.

Sull’onda della moda lanciata da Marley l’autore tenta di bissare il successo ottenuto dal suo antagonista, tuttavia la qualità di scrittore e la storia narrata è effettivamente minoritaria e deludente. l’autore vuole congiungere due aspetti veramente importanti quali sono: il Natale e l’abbandono degli animali; ma il primo aspetto, ovvero il Natale, è il più comunemente usato in quanto si dice che per Natale o meglio in questo periodo si è tutti più buoni e si è più propensi a fare beneficenza; il tutto collegato con la tematica dell’abbandono degli animali, argomento molto scottante negli ultimi tempi. Infatti il romanzo dal punto di vista linguistico è corretto, probabilmente il fatto di essere nato come un semplice racconto per la propria famiglia nel giorno di Natale, non gli dà l’importanza e la struttura adatta per un efficiente romanzo . Una storia ben costruita deve nascere immediatamente nella mente dell’autore come romanzo, nel senso che, se colui che decide di scrivere parte con l’intenzione di comporre un racconto di poche parole concentrerà la propria attenzione e i propri ragionamenti su un numero limitato di pagine. Invece, chi scrive un romanzo concentra la propria attenzione su un numero illimitato, perciò non possiamo considerare la stesura di un libro come l’espansione di un semplice racconto, per questo semplice motivo il testo di Kincaid è minoritario rispetto a molti altri.

Abbandonando questa via consideriamo il testo vero e proprio, la storia è interessante ma possiamo definirla comune; perché l’adottare un cane è un atto caritatevole e impressionante, ma in questo caso l’autore cerca continuamente di impietosire il lettore, infatti la presenza di un ragazzo diversamente abile, il ricordo dei cani defunti del padre; sono solamente un mero tentativo di rendere più dolce il testo.

Concludendo ritengo il testo sufficientemente importante, ma non paragonabile a quello redatto da Grogan, per il semplice fatto che la vita di Marley rientra in un ambito di realtà, Nat invece è un qualcosa di surreale, assolutamente immaginario. Un racconto è bello anche quando è reale, non di può esistere un’opera semplicemente di fantasia ma soprattutto non si può e non si deve tentare continuamente di impietosire il lettore, poiché si può riuscire nel proprio intento anche senza ricorrere a situazioni devastanti come in questo caso.

Ora tocca a te caro lettore esprimere la tua opinione, sei forse in disaccordo con ciò che ho scritto ? E’ il tuo momento, per raccontare le tue impressioni e condividerle con gli altri lettori.

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