La fiction su S.Agostino: volontà di porsi domande e credere in un percorso

La fiction trasmessa qualche tempo fa sulla figura di Sant’Agostino fa parte, ritengo, della buona televisione. La co-produzione Italia – Germania – Polonia ha realizzato un prodotto eccellente sia dal punto vista storico sia religioso. Andrea Giordana (Sant’Ambrogio), Alessandro Preziosi e Franco Nero (Agostino giovane e vecchio), Monica Guerritore (madre di Agostino), appaiono in splendida forma e adeguati ai ruoli. La vita e le opere di Sant’Agostino, possono suscitare delle buone meditazioni sul senso della vita e sulla ricerca della Verità, “convertendo” alla visione sia i credenti sia i più scettici.

San Agostino fiction Tv

Certo, addentrarsi nella sua opera, 320 libri e innumerevoli omelie e lettere, è poco agevole (quanti hanno letto per intero le sue “Confessioni”?). E’ opera da studiosi discettare e definire l’opera del Santo. Un’opera che ha ispirato celebri filosofi, Lutero e buona parte della Riforma Cattolica. Venerato dai mistici, studiato dai Papi. Benedetto XVI lo definisce, tra l’altro, come “Un viaggio spirituale per scoprire che la Verità è più forte di ogni sconvolgimento umano”. Un noto critico televisivo ha definito la fiction come “didascalica”. Certo, didascalica, in altre parole volta all’insegnamento e all’apprendimento, ma direi che la definizione mi appare riduttiva. La profondità del tema centrale – la ricerca della Verità – è sempre in superficie: per la palpabile emotività trasmessa attraverso i dialoghi e le scene (solo a tratti troppo “dottrinali”).

La simpatia che ispira Aureliano Agostino, è quella dell’umano tra gli uomini nel suo peccare e nel suo vivere dissoluto e avventuroso. Quest’uomo dotato di eccellenti doti oratorie, già al servizio dell’Imperatore e contro il Cristianesimo (rappresentato dal Vescovo Ambrogio di Milano) non si lascia travolgere dal “Bravo! Bravo!” (la definizione è nelle sue “Confessioni”) che lo circonda. Agostino ha tutto: potere, fama, fascino e la possibilità di continuare ad essere un “viveur” dell’epoca; manca, però, la risposta alla domanda di sempre, quella che concerne la spiritualità dell’uomo, il suo senso e destino. Questa ricerca si riassume con il termine “Verità”. Agostino troverà, al termine della strada – dove è illuminato dall’incontro con Ambrogio – le risposte alle sue domande. Scriverà le sue “Confessioni”: diventerà un anch’esso Vescovo (d’Ippona, nell’attuale Algeria) e pilastro della Chiesa Cattolica per i secoli a venire e fino ai giorni nostri.

Aldilà della suggestione che può imporre (e impone) l’arte della fiction realizzata, emergono due insegnamenti difficilmente confutabili: la volontà di porsi sempre delle domande, e credere in un percorso che sia laico o religioso. Insegnamenti che valgono per i credenti, per i dubbiosi, e per i più accaniti atei. Ognuno cerchi la sua forma di “Verità”, sarà comunque grande.

Autore: Danilo Stefani

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One thought on “La fiction su S.Agostino: volontà di porsi domande e credere in un percorso”

  1. Condivido il giudizio di Danilo Stefani ed in particolare il riferimento ai due insegnamenti: volontà di porsi sempre delle domande e credere in un percorso, giustamente sia laico che religioso. Oggi più che mai dovremmo avere in mente un percorso, i nostri sono tempi di nichilismo e smarrimento.

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