Perchè legittimo “criticare” ma inaccettabile “delegittimare” Saviano

Saviano Etica Libera la BellezzaSgombrando il campo da ogni equivoco, nessuno (nemmeno Saviano, dunque) può considerarsi “intoccabile”, esente da critiche…

Ma il problema sta proprio qui: quali critiche sostanziali (argomentate) rivolgere a Saviano? Come si giustifica questo “accanimento” nei suoi confronti? Quale sarebbe la sua più grave “colpa”??? A questo interrogativo posso rispondere soltanto avanzando alcune ipotesi… (meno provocatorie -attenzione!- di quanto possano apparire ad una superficiale lettura…).

Primo:
Forse quella di raccontare “falsità” (di non essere attendibile)? Improbabile, dato che Gomorra, in pratica,  consiste in una ben esposta trascrizione degli atti ufficiali del processo “Spartacus” contro le cosche camorristiche di Casal di Principe, frutto di un lavoro d’indagine giornalistica serio ed approfondito!

Secondo:
Forse quella di “infangare” nel mondo l’immagine del nostro Paese (facendo “cattiva pubblicità” all’Italia e regalando, al contempo, notorietà a boss e camorristi)? La mia impressione, piuttosto, è che la più grossa pubblicità la mafia se l’è fatta da sola! Come? Ad esempio:
I-      con “omicidi eccellenti” (come quelli dei giudici Falcone e Borsellino);
II-     con “assassinii eclatanti”, che hanno indignato l’opinione pubblica non solo italiana (come quello del piccolo Di Matteo, disciolto nell’acido!);
III-    o con stragi “in trasferta” (quale quella di Duisburg, in Germania, dell’agosto 2007).

Terzo:
Forse quella di “raccontare” a un pubblico più vasto dei semplici “addetti ai lavori” i meccanismi reali con cui la Camorra controlla quasi “metro per metro” il territorio campano?
Per intendersi, si tratta della stessa terra d’origine dell’onorevole e sottosegretario di Governo Nicola Cosentino:
–       nei cui confronti la magistratura ha chiesto (invano) l’autorizzazione all’arresto alla Camera dei Deputati nel novembre 2009 per il reato di “concorso esterno in associazione mafiosa”;
–       e di cui il Premier ha rifiutato le dimissioni da sottosegretario lo scorso 19 febbraio.
Se fosse questa la sua unica colpa, si capisce bene perché nessuno ha il coraggio di ammetterlo a viso aperto…(!)

Quarto:
Forse quella di essere un “opportunista”, guadagnando grazie al successo di Gomorra (di cui sono state vendute “6 milioni” di copie in oltre “42 paesi” nel mondo) più di quanto guadagni qualsiasi altro scrittore medio in un Paese scarsamente dedito alla lettura come il nostro?
Ma da quando il successo personale, conseguito con pieno merito e sacrificio (niente, forse, è più difficile che convincere un italiano a “investire” qualche soldo nell’acquisto di un libro…) è divenuto un “demerito”?!

Quinto:
Forse quella di essere divenuto, suo malgrado, un “divo”, un “simbolo” per molti giovani (e non giovani)?
Ma da quando, in un Paese civile, ci si scandalizza:
–       piuttosto che per gli innumerevoli modelli “negativi” che le cronache quotidiane veicolano ai giovani;
–       per un modello, comunque la si pensi, “positivo” come quello di Saviano, portatore di “ideali sani” (su tutti, il rispetto assoluto per la legalità)?!
Dovrebbe far riflettere tutti, del resto, “il prezzo” pagato da Saviano per questa sua “notorietà”: pendendo su di lui una sentenza di “condanna a morte” emessa dalla Camorra, lo scrittore napoletano si ritrova costretto a vivere una vita da “recluso sotto protezione”, privato di moltissime comuni libertà… salvo, ancora, quella di parola!
A chi taccia spregiativamente Saviano di essere un “professionista dell’antimafia” (citando, impropriamente, il grande Leonardo Sciascia), inoltre, vorrei ricordare che anche Sciascia in un caso si è sbagliato, tacciando di essere tale persino il giudice Falcone!

Sesto:
Forse quella di essere “solo” uno scrittore?
Può sembrare assurdo ma c’è anche chi, come lo scrittore Massimiliano Parente (autore del libro “La casta dei radical chic”), intervistato dal giornalista Paragone nel corso del programma “L’Ultima parola” lo scorso 14 maggio, è arrivato al punto di dire sarcasticamente: “se Saviano avesse davvero voluto combattere la mafia perché ha deciso di fare lo scrittore anziché il magistrato?”…
Un pensiero tutt’altro che isolato ma che rivela una “profonda ignoranza” (molto grave, poi, se manifestata da parte di un intellettuale, ossia di una persona che dovrebbe saper interpretare al meglio la realtà con i propri occhi): l’idea per cui la criminalità organizzata si combatta solo nei Palazzi delle Procure piuttosto che, ancor prima, in famiglia e nelle scuole!

Settimo:
Forse quella di “non essere il solo” a denunciare il malaffare mafioso? Certamente (e per fortuna!) Saviano non è il solo a denunciare le mafie, a scrivere libri sul tema, a vivere la propria professione anche come un “impegno civico”.
Questa, però, non può essere una ragione valida e sufficiente per sminuire i meriti di Saviano, specie considerando che, al contrario di Cosa nostra, la Camorra (come la ‘Ndrangheta) non è mai stata un fenomeno criminale diffusamente studiato e approfondito.

Ottavo:
Oppure, al limite del parossismo, l’unica colpa che si rimprovera a Saviano è quella di essere ancora “vivo”?!
Già, perché secondo la vetusta logica di un Paese “senza memoria né coscienza” quale il nostro, gli eroi (o cd. tali) si rispettano solo “da morti” (magari poi litigando per accaparrarsi la loro eredità morale!).

Non scopriamo oggi, del resto, che anche Falcone è stato oggetto di dure critiche e pesanti attacchi personali…
Una delle più palesi maldicenze dette a suo conto all’epoca del fallito attentato dell’Addaura dell’estate 1989, ad esempio, è stato il sospetto che sia stato proprio lui l’autore della “messa in scena” dell’Addaura, ben orchestrata per conquistare facili consensi rivestendo il comodo ruolo della “vittima”!
Un’inchiesta apertasi proprio in questi mesi a Palermo, invece, sta facendo venire alla luce scenari “inquietanti” (per non dire “sconvolgenti”!) in merito agli stessi fatti, ipotizzando:
–       non solo che l’attentato sia fallito solo  grazie alla prontezza d’intervento di due poliziotti, Nino Agostino ed Emanuele Piazza (non casualmente pochi mesi dopo misteriosamente uccisi e vergognosamente sospettati di esserne stati complici, depistando le indagini sulla loro morte!);
–       ma anche che -come già sostenuto all’epoca da Falcone- dietro la mano esecutrice della Mafia si nascondessero “menti raffinatissime” (in pratica, apparati deviati dello Stato!).

In conclusione:
Gli “improperi” di Emilio Fede contro Roberto Saviano sono “inqualificabili”:
–       non tanto per una questione di “stile” (sarebbe fin troppo pretendere da chi rappresenta la parte più “becera” dell’informazione italiana di dar sfoggio di buon giornalismo…);
–       bensì per la loro incomprensibile “ambiguità” di fondo!

Saviano non è criticato, infatti, per un’opinione politica espressa o per una falsa verità detta.
L’attacco a Saviano si fonda solo e soltanto sul suo “parlare” di Camorra (e di mafie, più in generale) con un linguaggio comprensibile a un pubblico vasto, in grado così di far maturare in molti la consapevolezza di come:
I-      la criminalità organizzata sia un problema (un’“emergenza”) nazionale;
II-     e il suo contrasto debba rappresentare una “priorità assoluta” per qualsiasi governo ci rappresenti!

Foto articolo tratta da Sito Roberto Saviano, specificatamente dalla gallery da manifestazione “L’etica libera la bellezza”.

Articolo integrale: http://gaspareserra.blogspot.com/2010/05/il-bersaglio.html

Autore:
Gaspare Serra
E-mail: spazio.libero (at) email.it

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Pubblicato da

Gaspare Serra

“LIBERO PENSATORE”: politicamente “APOLIDE DI SINISTRA” (laico, libertario e progressista), SPIRITUALMENTE "AGNOSTICO” (antidogmatico ed umanista). “WEB ATTIVISTA”, FREELANCE E OPINION BLOGGER, in particolare, sono AUTORE DEL BLOG “PANTA REI” (http://gaspareserra.blogspot.com), spazio d’analisi e riflessione laico, progressista, riformista, liberale, libertario, antiproibizionista, antidogmatico, legalitario, egualitario, umanista, pacifista, internazionalista, nonviolento, gandhiano, antirazzista, femminista, ecologista, animalista, culturale e poetico.

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