La battaglia nel cielo di Ustica

Venerdì 27 giugno 1980 alle 20:08 (con due ore di ritardo) il DC-9 Itavia decolla per il volo IH870 dall’ aeroporto Marconi di Bologna, destinazione l’aeroporto Palermo-Punta Raisi. Ottantuno le persone a bordo (77 passeggeri e 4 membri dell’equipaggio).L’arrivo a destinazione è previsto per le 21.13 ma poco prima delle 21 del DC 9 si perdono le tracce radar : l’aereo di linea I-TIGI scompare in mare, nel Tirreno, tra Ponza e Ustica.

La mattina seguente sono avvistati i primi detriti dell’aereo e con essi emergono anche i corpi senza vita dei passeggeri. Tutti i giornali riportano la notizia del disastro. Da quella notte diverse teorie e interrogativi si susseguono, dalle prime tesi dei Tg nazionali dell’epoca che avanzano l’ipotesi di un dirottamento, a quelle che parlano dell’esplosione causata da un missile, fino a giungere all’ipotesi di una collisione. Si parla anche di una esplosione interna al Dc9 Itavia dovuta ad una bomba a bordo dell’aereo, ma per molti anni l’unica certezza è la sola caduta in mare del DC9. Neppure i tracciati sono chiari, gli esperti analizzandoli parlano di procedura di attacco di un caccia militare ma c’è chi sostiene che il radar funziona male e secondo l’aeronautica militare quella sera non c’era nessuna esercitazione. Gli investigatori che indagono sull’accaduto trovano registri radar manomessi, mancanza della documentazione relativa proprio a quella sera. Si assiste negli anni ad una serie di depistaggi, negligenze, omissioni, ad una sistematica distruzione di prove attuata per impedire ogni costruzione dei fatti.

Allora cosa ha portato la caduta in mare del volo Itavia 870 Bologna-Palermo?

Finalmente dopo anni di processi penali, teorie, indagini, inchieste, perizie e depistaggi si è trovata risposta a questa domanda. La sentenza depositata il 28 gennaio 2013 dalla Terza sezione civile della Suprema Corte ha identificato come causa della sciagura l’impatto del velivolo con un missile (si parla di tre aerei militari, due caccia e un altro velivolo, di nazionalità sconosciuta, che quella stessa sera erano impegnati in un’azione di guerra). Il giorno della tragedia dunque erano in corso delle esercitazioni della Nato. Lo Stato Italiano è condannato al risarcimento dei familiari delle vittime (la cifra ammonta a 100 milioni di euro) per aver eseguito controlli radar inadeguati,e non aver garantito, con opportuni mezzi, la sicurezza dei cieli, permettendo al DC9 di entrare in un vero e proprio corridoio di guerra. I nomi dei responsabili sono tutt’oggi sconosciuti, il dolore dei familiari delle vittime è impossibile da archiviare ma è doveroso ricordare questa strage civile che sconvolse l’opinione pubblica. È doveroso informare le nuove generazioni che non conoscono, quelle che ai tempi non erano ancora nate, quelle che erano troppo piccole per ricordare o capire, perché non vogliamo dimenticare quelle 81 persone che volarono per sempre sopra il cielo di Ustica.

– Video tratto dal canale youtube tg3

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Pubblicato da

Francesca S.

“ Fate come gli alberi: cambiate le foglie e conservate le radici. Quindi, cambiate le vostre idee ma conservate i vostri principi". Victor Hugo

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