Le mille e una fobia

itLo vuoi un palloncino? Non lo vuoi un palloncino colorato? Chi non rabbrividisce al ricordo di queste parole pronunciate da IT il malvagio, inquietante e psicopatico pagliaccio frutto della geniale mente di Stephen King? Fin qui niente di anomalo direte voi e avete ragione. Del resto It Pennywise non incarna esattamente le fattezze del classico pagliaccio dal grosso naso rosso, dalle buffe scarpe giganti che milioni di bambini si contenderebbero per la propria festa di compleanno!

Ma se vi dicessi che una persona su sette alla vista di un clown dai colorati pantaloni larghi, sentimentale, sognatore e dal buon cuore (dalle sembianze di Charlot per intenderci) inizia a diventare paonazzo, a sudare freddo e a tremare cosa ne pensereste?

No, giuro non è una bugia. Queste persone esistono realmente. Sono i cosiddetti courlofobici, ovvero coloro che letteralmente provano un senso di angoscia quando incrociano il loro sguardo con quello di un pagliaccio,( spesso legata alla pediofobia -la paura delle bambole). Non provate dunque ad invitarli ad una festa animata da un clown o tanto meno ad uno spettacolo circense, impiegherebbero meno di un secondo per declinare l’invito. Per onestà d’ informazione va comunque detto che i courlofobici non sono gli unici soggetti ad essere affetti da un tipo bizzarro di fobia, accanto a loro troviamo milioni di persone e altrettante fobie , iniziando da quelle più accettabili e comuni, quali ad esempio la paura dei ragni (aracnofobia) o quella del buio (acluofobia), passando tra quelle più insolite e strane come la paura di essere toccati (afefobia) alla paura di sedersi (catisofobia) o ancora quella di parlare (la liofobia), per finire a quelle impronunciabili come la hexakosioihexekontahexafobia, letteralmente paura per il numero 666.

Ma che cosa sono veramente la fobie e come è possibile curarle?

Esistono diverse interpretazioni della sindrome fobica in base all’approccio e ai metodi d’indagine utilizzati. Le più svariate scuole di pensiero concordano comunque nel definire la fobia come il disturbo d’ansia più comune (assieme alla depressione maggiore e alla distimia) anche se viene annoverata tra le patologie minori, in quanto, seppur limita l’autonomia del soggetto portatore non deriva pericolo per l’incolumità dello stesso. La fobia è intesa come paura e avversione causata da motivi apparentemente inconsistenti e irrazionali ed anche come insofferenza verso cose di per sé innocue. Il disturbo fobico miete tra le sue vittime bambini e adulti. Ma se nei bambini le fobie sono piuttosto frequenti e, entro certi limiti, possono essere considerate un passaggio quasi obbligato gli adulti, vivono le proprie fobie come qualcosa di terribile. Quest’ultimi pur maturando la consapevolezza che la paura di cui soffrono è frutto dell’irrazionalità, non riescono in alcun modo a gestirla e/o controllarla, da qui la difficoltà a liberarsene facilmente. L’ansia fobica si manifesta attraverso una serie di sintomi fisiologici quali vertigini, apprensione, tachicardia, tremito, perdita di controllo, nausea ecc ecc. ecco così la volontà del soggetto fobico di evitare ogni luogo, situazione, contesto in cui possano svilupparsi le proprie fobie portando lo stesso a limitare la propria vita e le proprie relazioni sociali.

Chi soffre di antropofobia ad esempio, avendo paura della gente e dei contatti sociali tenderà a boicottare ogni evento in cui saranno presenti molte persone, come concerti, manifestazioni, fiere. L’aviofobico (paura dell’aereo) declinerà ogni invito di partenza verso mete troppo lontane da raggiungere in bus, treno o auto. Ancora, il claustrofobico ( paura di luoghi chiusi e ristretti) rinuncerà con piacere a prendere la metropolitana, l’ascensore o di avventurarsi in un’escursione subacquea e per finire, un emofobico (paura del sangue) si rifiuterà di sottoporsi ad ogni prelievo o analisi pur se necessario.

Uno studio ha dimostrato la correlazione tra paure e traumi, nonché quella tra paure e DNA. Dagli esperti arriva comunque una buona notizia, ovvero, la possibilità di poter curare le proprie fobie. Se da un lato c’è chi prende la decisione di una via più semplice e breve ricorrendo all’uso di ansiolitici, che sicuramente attutiscono i sintomi senza però eliminare le cause alla radici, anzi rafforzandole, dall’altro lato menti più sagge decidono di affidarsi alle cure di un esperto con cui avviare un percorso terapeutico. Se la fobia non è associata ad altri disturbi psicologici, attivando una psicoterapia cognitivo comportamentale della durata di qualche mese, si potrà ottenere garanzia di successo nel 90 %. dei casi.

In tal modo il soggetto fobico potrà riappropriarsi della propria esistenza, e non si sa mai, magari i courlofobici più accaniti riscopriranno in It il pagliaccio il loro film preferito!

- immagine inserita in articolo tratta da inchiostro.unipv.it

Pubblicato da

Francesca S.

“ Fate come gli alberi: cambiate le foglie e conservate le radici. Quindi, cambiate le vostre idee ma conservate i vostri principi". Victor Hugo

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