“Cos’è il food design?”, libro di Dario Mangano

Food_Design_MondoliberoQuando sono entrato in biblioteca e ho visto camminando questo libro esposto nella prima mensola in alto sulla destra penso di aver fatto sorridere chi mi conosce e mi ha visto nella reazione: le parole “design”, “food” e la copertina mi hanno fatto fare credo una frenata degna del miglior cartoon….

Design è un aspetto secondo me molto importante; non parliamo poi del “food” (chi mi conosce sa ad esempio che se rifiuto qualcosa di gustoso da mangiare…immediatamente dopo arriva da parte di colleghi o amici la domanda  “ma…stai bene?”). .

Ho quindi letto nel fine settimana questo piccolo libro di 134 pagine.

Come riportato all’inizio del testo

Food design è un’espressione che da qualche anno si incontra spesso. Si legge sui giornali, si sente pronunciare in televisione, si insegna nelle università, per non parlare del web, dove una ricerca produce milioni di risultati”.

Già, ad ora ad esempio 730.000 su Google486.000 cercando da Bing.

Ci viene ricordato, nel testo, che i foodies, ovvero gli appassionati del cibo, sono in un numero sempre crescente. E in questo non può non collegarsi un “design” inteso come disegno (e come scopo, non come aspetto ottenuto per caso).

Vengono anche citati degli strumenti, come i prodotti di KitchenAid, Ariston Hotpoint, Philips etc.) e il tipo di cucina connessa (e permessa) con gli stessi.

Ma vado con alcune citazioni….

“Negli esempi precedenti abbiamo visto come l’efficacia di un oggetto si sviluppi sempre in senso duplice, da un lato pratico, ovvero legato al suo essere strumento per un determinato risultato, dall’altro mitico, ossia per il valore estetico e culturale di cui si fa portatore…”

Saltapasta_OriginaleWork_Mondolibero“Cosa sarebbe il talento culinario di un Ferran Adrià o d’un Michel Bras se non un’attitudine a manipolare ingredienti e strumenti? Per un musicista, che vive il rapporto con il proprio violino e chitarra come un legame carnale (Mangano, 2006) è un’ovvietà. Ecco allora che una padella ben bilanciata e leggera, per esempio, esprimerà un sapere fare specifico, orientato a varie forme di “salto”, da quello di un’omelette a quello di una patatina. Al contrario una troppo pesante, pur potendo fare una frittata, non saprà farla bene. Il motivo per cui la wok ha avuto una grande diffusione nella cucina italiana, sta proprio in ciò che dimostra di voler fare.”

Work= saltapasta originale cinese, riportato in figura (pag. 75 del testo)

Si parla tra le altre cose ad esempio dell’essere portatori di una cultura culinaria in funzione della propria organizzazione dei sistemi di cottura. Si portano poi esempi di cibi reali come il cannolo, delle tradizioni nella varie zone magari della stessa regione (ad esempio l’importanza locale di mangiarlo al momento) “fino” al design (sempre delle varie zone) dicendo tra le altre cose ad esempio che il cannolo è

“un dolce che costringe a non rispettare le norme dell’etichetta. E’ un pò come mangiare l’aragosta, bisogna mettere da parte le posate e sporcarsi le mani sospendendo il bon ton. La scelta di offrirlo, dunque, è di per sé una promessa di convivialità, richiede di sospendere le buone maniere, implica un patto comunicativo preciso. Lo conferma il fatto che esso è l’unico dolce che non prevede l’utilizzo del cosiddetto pirottino, quel supporto di carta oleata sul quale vengono normalmente riposti i pasticcini, la cui mediazione, volta a non far sporcare le mani, qui non ha senso.”

Si parla poi tra gli altri di aspetti importanti come il logo (preciso o associabile a ambiente o a piatto servito dal locale, nel qual caso il “cliente” è lasciato libero di associare a questo o a quello). Aspetti importanti, se è vero come è vero che di  food si parla nei libri di cucina come nelle trasmissioni televisive, nei giornali come in internet come riportato giustamente  anche nel libro. Un video ad esempio, come noto, si presta bene a “trasmettere” l’esperienza gastronomica (che poi venga fatto con professionalità ed efficacia è un altro paio di maniche, come giustamente viene evidenziato nel testo)..

Secondo me uno dei concetti importanti che il libro trasmette è quello dell’importanza non tanto del mangiare bene … ma del ricevere belle “sensazioni ed emozioni” (aspetto che trasforma una cosa “buona” in fenomeno culturale).

Ah dimenticavo….alcune parti del libro (dai cannoli ad alcuni piatti con riferimenti reali descritti, tra ripieni di ricotta e di crema)…potrebbero innescarvi – come avvenuto per me – un po’ di fame :)  . Siete avvisati…

Libro particolarmente consigliato agli amanti del design (come me) e della cucina…per “ritrovarsi” maggiormente in alcune considerazioni/punti importanti e in alcuni “tecnicismi” sul design…come su importanti aspetti del “food” . E per poter valutare quanto scritto nel testo “noi stessi“, come un libro riesce a farci fare.

Buona vita.

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