La rovente estate greca

tsipras_facebookEstate calda, caldissima per la Grecia. Da quando il partito dell’estrema sinistra Syriza, il 25 gennaio ha stravinto l’elezioni con il 36,34% e Alexis Tsipras è divenuto il nuovo premier greco, sembrava che le cose potessero davvero prendere una svolta positiva per il paese ellenico. Del resto il giovane premier ha parlato da subito di speranza, promettendo la fine delle sofferenze originate dalle politiche di austerity e l’aumento della spesa pubblica per produrre lavoro e garantire la rinascita dell’economia. La notte della vittoria nella piazza dell’università di Atene gremita di gente esultante, nel suo primo discorso al popolo da primo ministro Tsipras ha detto: “Cittadini di Atene, la Grecia oggi ha voltato pagina.

È tornata la speranza, la dignità, l’ottimismo. La Grecia lascia l’austerità, lascia dietro di sé anni di oppressione. Combatteremo per la democrazia a livello sociale e a livello amministrativo. Ci riprenderemo la speranza, il sorriso, la nostra dignità”. Parole cariche di ottimismo e speranza, parole di cui i greci avevano bisogno. Piaceva quel esecutivo di gente giovane e semplice, vicina al popolo, vestito casual che andava al sodo della questione senza giraci troppo intorno.

Ma allora cosa è successo? Cosa è andato storto per portare Tsipras a dimettersi lo scorso 20 agosto dopo solo 8 mesi di governo e indire l’ennesime elezioni anticipate previste per il 20 settembre?

Data importante per la Grecia è stata sicuramente quella del 5 luglio. In questo giorno infatti è stato indetto un referendum in cui i greci sono stati chiamati alle urne per approvare o rigettare la proposta avanzata dai partner dell’Eurogruppo il 25 giugno precedente. E il 61% del popolo risponde “OXI -No” ai diktat europei. Grande festa in piazza Syntagma, il popolo festeggia una vittoria ottenuta con coraggio e resistenza, una lezione autentica di democrazia impartita a tutta l’Europa, una lezione di dignità al mondo. All’indomani del referendum però il ministro delle finanze, Yanis Varoufakis si dimette “per favorire il negoziato”. Il 7 luglio è indetta una Riunione di emergenza a Bruxelles dell’Eurogruppo. L’accordo arriva una settimana dopo e un vertice durato 17 ore (il vertice dei capi di Stato europei più lungo della storia), la Grexit è scongiurata. Il terzo programma per il salvataggio della Grecia prevede un importo di 82-86 miliardi di aiuti in cambio di tasse e tagli alle pensioni, un accordo che non prevede però nessun haircut (il taglio del debito richiesto da Atene). Condizioni durissime, peggiori di quelle bocciate dal referendum del 5 luglio.

Tsipras a riguardo ha detto: “La reazione al referendum non onora l’Europa perché gli europei sono stati vendicativi ma se anche l’accordo è molto duro darà alla Grecia tre anni ed è migliore di quello rifiutato il 25 giugno perché prevede la crescita”.  Non tutti però condividono tale pensiero, il malcontento generale inizia a diffondersi, il popolo si sente tradito, la lezione di democrazia che la Grecia aveva dato a tutta Europa è acqua passata e in tale clima il 17 luglio Tsipras fa piazza pulita e vara il nuovo governo: fuori i dissidenti anche se la situazione non cambia granché. Nell’ agosto appena trascorso la Borsa di Atene riapre dopo cinque settimane e crolla. Si assiste ad una scissione all’interno del partito di Syriza così il premier dopo giorni di incontri e riunioni tra membri del governo si dimette, e cerca un nuovo «forte mandato» del «popolo sovrano».

Oggi in Grecia si è nel vivo della campagna elettorale, mancano meno di due settimane al voto, la situazione non è per niente scontata e il futuro appare più incerto che mai. Sostanzialmente si registra un testa a testa tra il partito di Tsipras e Nuova democrazia. L’ex-premier sta valutando un’alleanza col Pasok e par¬lando ai suoi soste¬ni¬tori si impegna a tor¬nare a gover¬nare nel rispetto dei valori e delle prio¬rità della sinistra. Solo avanti è lo slogan scelto per questa nuova campagna elettorale. Syriza e Tsipras, confessano la non riuscita a pieno delle promesse fatte durante la precedente campagna elettorale, ma non si danno per vinti, sostenendo che perdere una battaglia non significa aver perso la guerra.

Sulla pagina facebook di Tsipras molti i commenti di persone deluse e sfiduciate ma anche tanti, tantissimi quelli di chi crede che solo lui possa realmente cambiare in positivo il destino della Grecia. Molti difatti ribadiscono l’intenzione dell’ex premier di aver agito esclusivamente negli interessi del popolo greco, di non aver potuto muoversi diversamente, di essere lui la speranza che la Grecia aspetta e di cui la Grecia ha bisogno. Molti gli abbracci ricevuti dall’ex premier durante questa nuova campagna elettorale, la gente lo cerca, la gente lo appoggia, la gente lo ascolta, la gente lo ama.

Nel frattempo il 20 settembre si avvicina, non ci resta che attendere e scoprire se il popolo greco voterà ancora una volta per Alexis Tsipras, perché riconosce in Syriza, come da lui stesso sostenuto, l’unico partito in grado di fare le scelte necessarie per restituire dignità e benessere al popolo greco.

- Foto articolo tratto da profilo facebook di Alexis Tsipras

 

Pubblicato da

Francesca S.

“ Fate come gli alberi: cambiate le foglie e conservate le radici. Quindi, cambiate le vostre idee ma conservate i vostri principi". Victor Hugo

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