Il mahatma siciliano: Danilo Dolci

Danilo_Dolci_Wikipedia_MondoliberoIl 30 dicembre del 1997 ci lasciava Danilo Dolci. Ma chi era Danilo? Perché è importante parlare di lui e perché è importante ricordarlo a 18 anni dalla morte? Dolci è stato un educatore, poeta e attivista italiano della non-violenza.

È considerato da molti una delle figure più rilevanti del movimento pacifista nel mondo tanto da meritarsi l’appellativo di Gandhi della Sicilia.

Il maggior merito di Danilo è stato quello di aver aiutato ed esortato la gente ad aprirsi, riflettere, incontrarsi, confrontarsi. È stato fautore di diverse lotte non violente contro la mafia, la miseria e per i diritti dei lavoratori, concretizzate tramite il digiuno e l’invenzione di azioni di protesta del tutto nuove.

L’attività sociale di Danilo si concretizza pienamente quando nel 1950, dopo aver abbandonato gli studi, va a vivere a Nomadelfia in una comunità di accoglienza per minori fondata da don Zeno Saltini e dopo a Trappeto, dove colpito dal profondo stato di degrado del posto, comincia a chiedersi cosa fosse possibile fare per promuovere un cambiamento.

Ha inizio così la lotta nonviolenta , quella lotta compiuta in nome della giustizia sociale e della libertà. Ciò che colpisce è che ogni iniziativa di Danilo non è per nulla dettata da idee assistenzialistiche, bensì ispirate all’ autoanalisi popolare. L’atteggiamento di Danilo non è quello di un maestro che vuole imporre le sue verità; Dolci esorta la gente a creare un proprio pensiero individuale convinto che non esista cambiamento reale senza il coinvolgimento e l’ intervento diretto degli interessati. Quelli sono anni, grazie proprio all’opera di Danilo, in cui le persone iniziano a farsi domande, a confrontarsi, a non subire le scelte ma a scegliere.

Ricordiamo fra le sue battaglie sociali più note il “digiuno dei mille” e “lo sciopero alla rovescia” nonché l’intensa attività di studio e di denuncia del sistema mafioso-clientelare. Nel ‘58 viene insignito del Premio Lenin per la Pace e con i soldi della vittoria Dolci costituisce il “Centro studi e iniziative per la piena occupazione”.

Candidato più volte al Nobel per la pace, gli viene conferita la laurea honoris causa in pedagogia e in scienze dell’educazione e la medaglia d’oro per “i suoi sforzi generosi e fecondi in un’opera di profonda solidarietà umana ed insieme promovimento di alti valori di cultura” assegnata dall’Accademia Nazionale dei Lincei. Numerose altresì, le pubblicazioni letterarie in collaborazione con numerosi intellettuali e scienziati, da Treccani a Laszlo, da Galtung a Borghi, da Rubbia a Fromm, ecc.

Nel marzo del 1967 organizza “la marcia della protesta e della speranza per la pace e per lo sviluppo” che vede la partecipazioni di decine di contadini, famiglie e lavoratori, ma anche di Peppino Impastato e intellettuali come Carlo Levi, Bruno Zevi, Lucio Lombardo Radice, ecc.

Danilo Dolci ha generato un’esperienza di lavoro sociale ed educativa probabilmente senza precedenti.  Attraverso le sue battaglie ha prodotto i presupposti per un effettivo cambiamento ancora oggi percepibile.

Ecco perché parlare di Danilo non è facile, non è semplice descrivere le sue opera in poche righe senza correre il rischio di cadere nella retorica. L’intento di tale articolo dunque, è quantomeno quello di far sì che figure straordinarie come la sua non vengano dimenticate. Ricordare a tutti, specie alle nuove generazioni, l’importante contributo che quest’uomo ha offerto per lo sviluppo di una terra che sin da subito ha imparato ad amare e a proteggere con dedizione e passione. Tutto ciò affinché non venga obliato il suo insegnamento oggi più attuale che mai e che è possibile riassumere in queste sue semplici ma significative parole: “Certamente esistono situazioni irrazionali, in tensione, in esplosione. Proprio per questo occorre una vita nonviolenta così organica, così forte, così duramente forte quando occorre, da assorbire e impedire la mala violenza a tutti i livelli.

Per non rischiare di disperdersi in astrazioni o in un’azione di propaganda velleitaria, occorre aver i piedi per terra nell’azione e nella lotta mentre lo sguardo vede anche lontano; formare dal basso centri di sviluppo aperto che man mano si approfondiscano, allarghino, moltiplichino: cellule nuove che tendano a collegarsi in nuovi tessuti”.

Foto articolo tratta da Wikipedia

Pubblicato da

Francesca S.

“ Fate come gli alberi: cambiate le foglie e conservate le radici. Quindi, cambiate le vostre idee ma conservate i vostri principi". Victor Hugo

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