Charlie Hebdo, un anno dopo

charlieImmagina di essere un bambino. Immagina di avere la passione per il disegno e l’ironia come tratto caratterizzante tipico della tua personalità. Immagina di voler trasformare questa passione in lavoro e immagina di riuscirci. Ti ritrovi da adulto a lavorare in uno dei maggiori settimanali satirici, scomodi, cinici e divertenti francesci: il Charlie Hebdo.

Così una mattina di gennaio di un anno fa ti rechi in redazione, prendi posto alla tua scrivania, impugni la matita e cominci a raccontare e a “deridere” la vita attraverso il disegno. Credi nel potere dell’ironia, credi nel riso come arma potentissima da utilizzare a favore della libertà di espressione, del diritto di parola e di opinione. Credi nel sarcasmo come strumento più efficace per sancire il diritto di satira.  Ma il fanatismo islamico non la pensa come te.

L’Islam non è pronto a ridere di fronte le caricature di Maometto pubblicate nel 2005 sul quotidiano danese Jyllands-Posten. Così la mattina del 7 gennaio due uomini fanno irruzione nella sede del quotidiano parigino di cui sei direttore e armati di kalashnikov uccidono te e altri 11 collaboratori in nome di Allah.

 L’eco della notizia si diffonde rapidamente per il mondo e nei giorni seguenti l’attentato si innalza un coro: “je suis Charlie” come messaggio di solidarietà e di difesa della libertà di parola, per il diritto di satira e contro ogni censura. Innumerevoli omaggi provengono da ogni parte del mondo: manifestazioni, veglie e vignette si concretizzano in vostra solidarietà e in nome della libertà di espressione.

È proprio in nome di tale libertà, il 12 gennaio successivo al massacro il settimanale torna nelle edicole europee e non, con una tiratura di 3 milioni di copie. In copertina Maometto in lacrime mostra un cartello recante la scritta “Je suis Charlie”, mentre in alto si legge la didascalia “Tout est pardonne'”: E’ tutto perdonato. Il nuovo numero presenta disegni e testi inediti, con l’obiettivo primario di far ridere, come sempre.

Se Charlie una cosa ce l’ha insegnata, è proprio quella di continuare a seguire la propria strada senza permettere alla paura di guidarci nelle nostre azioni.

Ci ha insegnato ad andare avanti uniti contro ogni forma di “potere” tesa a minacciare la democrazia e la libertà di parola. Ci ha insegnato a restare umani di fronte alla disumanità, impegnandoci per costruire un mondo libero e democratico.

Così ad un anno dalla tragedia il settimanale satirico francese si prepara a commemorare le sue vittime con un numero speciale dedicato proprio all’anniversario della strage (e un’immagine di copertina che ha destato già qualche polemica), al suo interno troveremo anche una raccolta dei disegni inediti dei vignettisti uccisi dalla furia omicida jihadista.

Per Charlie è fondamentale continuare a raccontare la sua verità al mondo con l’umorismo e la provocazione che lo hanno reso noto.

Chapeau Charlie!

Immagine articolo tratta da Wikipedia

Pubblicato da

Francesca S.

“ Fate come gli alberi: cambiate le foglie e conservate le radici. Quindi, cambiate le vostre idee ma conservate i vostri principi". Victor Hugo

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