“Quella notte sono io”, bel romanzo su normalità-diritto di essere diversi


A Stefano arriva un telegramma, che lo riporta indietro di 27 anni: l’invito della madre di un suo ex-compagno di scuola “per la lettura di un documento che la riguarda“. Il tutto firmato Elena Calati.

Stefano la ricorda bene Elena, la mamma di Mirko. Un appuntamento insieme anche agli altri compagni di Mirko (troverà altre 4 macchine parcheggiate nel Casale), quel compagno che in una maledetta gita aveva “pagato” il suo essere diverso.

La mamma di Mirko li ha invitati in quel pomeriggio, un momento che – comunque temuto – sarà anche più lungo del previsto.

Un breve romanzo (l’ho letto in un paio di fine pomeriggio di inizio primavera) che tocca il tema importantissimo del diritto ad essere diversi. Viene trasmesso anche secondo me la “diversità” come percezione di verità diverse, perché Stefano ad esempio si renderà conto di non aver saputo tutto, a suo tempo. Un libro che fa anche riflettere secondo me anche sugli effetti delle proprie azioni, sempre e comunque, su di noi e sugli altri.

Non dico altro…sia perché descrivere un libro è sempre e comunque soggettivo…sia per lasciare a voi la lettura e l’interpretazione di questo bel romanzo di Giovanni Floris.

Riporto, questo si, un paio di citazioni. A pagina 23 si parla del loro arriva nella casa dove li aspetta la mamma di Mirko:

E poi finalmente il volto che si fa fatica a riconoscere. Mi rendo conto che l’ho tenuta apposta per ultima, come se mi facesse più paura, o mi desse più speranza. Margherita dimostra tutti i suoi quarantasette anni. Un bel pò sovrappeso, trucco leggero e frettoloso, vestiti da poco. Era una corsara, ma ha l’aria di aver ormeggiato la nave pirata da tempo. Sorride, di una dolcezza triste, che mai mi sarei sognato di vedere apparire sul suo viso. “Ciao, Stefano”. Poi torna a parlare al telefonino, con qualcuno che non trova qualcosa a casa. Scommetterei su un figlio o una figlia adolescente.

<Ciao Marghe> dico piano.

Abbiamo tutti paura di sentirci dire perché siamo stati riuniti.

A pag. 28 si parla proprio di Mirko:

Una volta Germano e Lucio lo chiusero nell’archivio della scuola e se la filarono, semplicemente. Nessuno andava mai in archivio, e ci divertimmo a fare ipotesi su quando gli archeologi del futuro lo avrebbero ritrovato mummificato. Lucio ci faceva morire dal ridere con quella scena da fantascienza, gli archeologi perplessi che cercavano di spiegarsi la pettinatura di Mirko a distanza di tremila anni, e concludevano che forse era l’adepto di un culto misterioso.

Chiudo con la frase che viene riportata in “quarta di copertina” (il retro del libro):

Le persone normali si difendono. Quando vedono qualcosa che non vogliono vedere, fanno finta di niente. Ma la cosa resta là, e ti guarda, aspettando che tu ti renda conto che dalla verità non c’è scampo.

Un piccolo romanzo su tutti noi che consiglio.

Buona lettura…e buona vita.

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Nel 1827 – il 26 marzo – moriva Ludwig Van Beethoven


Questo video del canale youtube Ability Channel  sopra riportato sintetizza alcuni punti della vita compositore Ludwig Van Beethoven morto a 56 anni il 26 marzo del 1827; della sua storia tra gli altri aspetti – come la progressiva sordità che gli creò comprensibili crescenti difficoltà – mi ha sempre colpito il significato del suo cognome: “dall’orto delle barbabietole”.

Moltissimi i pezzi da lui scritti; tra quelli che preferisco da sempre “Moonlight (o “Alla luna”),  “Per Elisa”, e diverse alcune sinfonie, alcune delle quali sono accennate in questo video del canale youtube Il colore dei pensieri sotto riportato:

In quest’altro video, ad esempio, una bella interpretazione dell’Adagio Cantabile dalla Sonata Pathétique No. 8, op. 13 di Yundi.

Brani come “Moonlight” sono stati anche rielaborati-riarrangiati da artisti nel tempo, ad esempio da “The Piano Guys” come riportato in questo precedente articolo.

Approfondimenti – che vi consiglio – sui numerosi testi, come “Beethoven e il suo Tempo” di Carl Dahlhaus, sui numerosi libri disponibili su Biblioteche (il catalogo nazionale SBN ne riporta ad oggi 6819 con il suo nome nel titolo) e librerie…e su pagine come quella dedicata da Wikipedia.

Buona vita.

“E finalmente ti dirò addio”, romanzo di Lauren Oliver


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“E’ straordinario pensare a come cambiano le cose, a quant’è facile imboccare la stessa strada di sempre e scoprire qualcosa di nuovo. Bastano un passo falso, una deviazione, e ti ritrovi con delle nuove amiche o una cattiva reputazione, oppure un ragazzo o un litigio. Non ci ho mai pensato prima: non ci ho mai fatto caso. E ho la strana sensazione che tutte queste possibilità possano coesistere nello stesso momento, come se sotto ogni istante se ne nascondessero altri mille, che sembrano diversi.

Forse io e Lindsay siamo amiche per la pelle e allo stesso tempo ci odiamo. Forse la differenza tra me e una come Anna Cartullo passa soltanto per una lezione di matematica. Forse, in fondo, sono come lei. Forse lo siamo tutte: basta un imprevisto in pausa pranzo per ritrovarci a mangiare sole, in bagno. Chissà se è davvero possibile sapere solo e soltanto la verità sul prossimo, o se il meglio che riusciamo a fare è sbattere l’uno contro l’altro a testa bassa cercando di evitare la collisione. Penso a Lindsay nel bagno del Rosalita e mi chiedo quanto persone stringano i segreti come pugni, o li caccino come sassi sul fondo dello stomaco. Tutte, forse”.

troviamo a pagina 265 di questo romanzo.

E’ Samantha Kingston a pensarlo. Quel 12 febbraio era terminato con un terribile incidente stradale, al termine di una festa con compagne di scuola, amici. Ma si è svegliata poi al mattino come se quella giornata non fosse mai iniziata, rivivendo quel 12 febbraio. E ancora…e ancora…Ma non sono giornate identiche, nè lo è a volte il finale.

Gli stessi momenti ma captati a volte in modo diverso e pensando di dover evitare lei di avere quell’incidente. Forse la verità di quel rivivere la giornata però…è altrove.

Bel romanzo di Lauren Oliver…del quale non vi anticiperò altro. Aggiungo solo che il nome originale è “Before i fall” e che il sito dell’autrice…è qui. Ne è previsto nel 2017 il film, qui trovate il trailer in inglese.

Non riesco a giudicare il prossimo film dal trailer… Il romanzo lo consiglio, questo certamente.

Buona vita.

Una notte ho sognato che parlavi, bel libro di Gianluca Nicoletti


una_notte_ho_sognato_che_parlavi_mondoliberoQuando ho visto questa copertina, in biblioteca, mi ha colpito. Come spesso faccio ho dato un’occhio alla seconda e “terza” di copertina, dove ho letto dell’autore del libro Gianluca Nicoletti – giornalista. Ha scritto tra gli altri testi, questo anche mi colpisce come “tecnico”,  “Perchè la tecnologia ci rende umani”.

Ma torniamo a questo “Una notte ho sognato che parlavi“. Un racconto della propria vita con il figlio Tommy, autistico, fatto di ricordi e sensazioni mai “sdolcinate”, anzi schiette e “fisico” come è  un rapporto familiare.

Riflettevo poi oggi sul fatto che quando inizio il libro che inizia a piacermi (accade diverse volte, diciamolo, rispetto ai libri che valuto di leggere…sarà che non scelgo libri “alla leggera”-a caso) inizio a segnare con segnalibro o parti di foglio pagine che mi colpiscono per frasi o spunti. Mi accorgo che un libro mi ha colpito quando continuo a leggerlo d’istinto volentieri … ma anche quando noto una quantità immane di foglietti e segnalibro inseriti già durante la lettura o alla fine della stessa.

E’ questo, lo avrete intuito, il caso di questo libro; una ventina di pagine segnate “ad occhio e croce”. Dato che parlando di un libro mi piace farne citazioni devo gioco-forza ridurne il numero (e non è la prima volta che mi capita, diciamolo 🙂 ).

Ma vado con alcune citazioni, partendo da pag. 36:

“Il suo istruttore di piscina una volta ci disse: “Se vi doveste trovare un giorno in alto mare e in difficoltà, attaccatevi tutti e tre a Tommy, di sicuro vi salvereste”. Non ho difficoltà a crederlo, Tommy è capace di stare ore in piscina; in mare ci sta meno volentieri perchè teme i pesci e non gradisce il contatto con le alghe o il fondo marino. Ma è straordinario vederlo “camminare” in acqua: in sostanza galleggia in modo spontaneo anche stando fermo e perfettamente verticale. Può incrociare le gambe in posizione yoga e stare sospeso a mezz’acqua, o andare sotto senza difficoltà…Ma non ha voglia di nuotare. Per quanto ci si sia sforzati per anni, non siamo riusciti a farlo muovere con metodo, come tutti gli altri, insomma. Lui ride, sputa acqua come un balenottero, s’inabissa, fa un sonnellino sulla schiena, fa vasche su vasche, ma ancora non ho capito come faccia a muoversi… Solo l’ultima estate, di nuovo in Sardegna (che per lui è probabilmente una terra di grazia), sono riuscito a farlo nuotare quasi a rana. Proprio io che nuoto come un alpino, alla faccia di veterani istruttori che inutilmente ci hanno tentato per anni in piscina. All’improvviso si è messo a dar bracciate, e l’ho visto allontanarsi velocissimo verso il largo. Se non fosse così matto andrebbe alle Olimpiadi, ne sono sicuro”.

Andando a pag. 50…

Non sono convinto che l’autistico sia infelice, questo di lui si pensa solo perché non si pone un grosso problema di quello che faccia il resto del mondo e sorride poco. Io so che mio figlio è felice quando mi accarezza la nuca senza motivi apparenti. Me ne accorgo quando si stende sui cuscinoni e può guardarsi in pace tutti i video di Youtube che crede, senza il fratello che gli si mette accanto per imporgli quelli che piacciono a lui.

Tommy è sereno quando sente affetto che non chiede verifica o risposta. Non mi sembra poco. Potessimo tutti sentirci amati senza dover necessariamente corrispondere, saremmo visceralmente appagati anche di una carezza…

Una lettura “forte”…che consiglio.

Buona vita.

 

 

Il lato positivo, bel romanzo di Matthew Quick


Il_lato_positivo_Mondolibero“Una commedia dolceamara che parla d’amore e di follia“, dice il sottotitolo di questo bel romanzo edito da Salani. Ma pazzia solo perchè Pat Peoples esce dal “postaccio”, la clinica psichiatrica nel quale ha passato un numero di anni nei quali non si rende conto e ora, finalmente a casa, ha come scopo principale quello di ricongiungersi con la sua Nikki.

Ma forse la felicità non è dove pensiamo che sia, dove pensiamo di trovarla…

La vita spesso prende vie strane (anche alla luce di quanto avvenuto che lui non ricorda) e questo porterà questo bel romanzo a prendere via di storia non previste…comprese fare un inconsueto patto con Tiffany che dovrà però tenere segreto. Ma l’oggetto di quel patto non sarà la cosa più importante per Pat “alla fine della storia”….ma altro non vi dirò.

Si raccontano, questo si, vari momenti di “quotidianità”:

Nelle ultime settimane mamma mi ha accompagnato spesso a fare compere, e abbiamo scelto un regalo per tutti quelli che mi hanno aiutato a stare meglio, perché, secondo mamma, durante le festività è importante dare un segno alle persone che contano nella tua vita.

A Cliff è piaciuto moltissimo il bersaglio per freccette degli Eagles, e adesso sia Veronica sia Tiffany stanno apprezzando il profumo che abbiamo scelto per loro, grazie al cielo, perchè ho annusato praticamente tutte le bottiglie in vendita al centro commerciale Cherry Hill.

A Ronnie piace un sacco la palla originale in cuoio della NFL che gli permetterà di lavorare ai suoi lanci, e la piccola Emily stringe l’aquila di pelouche e appena strappata la carta regalo si mette addirittura a mordicchiarle il becco giallo. Continuo a sperare, per il bene di mamma, che mio padre si decida a venir giù per partecipare alla feste, ma lui non scende.

Una bella storia, che  prenderà pieghe che possono essere inaspettate in vari momenti. Un bel romanzo (oggetto anche di un successivo film) che vi consiglio di leggere.

Buona vita.

L’ululato è donna


donne_corrono_lupi_MondoliberoDonne che corrono coi lupi è un classico, un long seller che ha cambiato la vita a diverse generazioni di lettrici. Scritto dall’analista junghiana e “cantadora” Clarissa Pinkola Estès, il romanzo in questione, attraverso svariate fiabe, miti e storie (da Barbablù a La piccola fiammiferaia, da Il brutto anatroccolo a Scarpette Rosse, da Vassilissa la Saggia a La Donna scheletro ecc), offre l’opportunità di comprendere e conoscere gli aspetti più nascosti ed importanti della nostra personalità.

È possibile, attraverso tale lettura, compiere un viaggio intimo e profondo nella nostra anima ed entrare in contatto con ciascun tipo di donna nascosta in noi: la donna lupo, la donna scheletro, la donna foca ecc. e poter così risvegliare la nostra natura Selvaggia.

La Donna Selvaggia è l’anima femminile ma anche la fonte del femminino. “E’ tutto quanto è istinto, è un insieme di mondi visibili e nascosti, è la base. (…) E’ la fonte, la luce, la notte, l’oscurità e l’alba. (…) E’ colei che tuona contro l’ingiustizia. E’ quello che ci fa andare avanti quando pensiamo di essere finite. (…) la Donna Selvaggia vive di poesia, percussione e canto”.

Purtroppo, come sostiene Clarissa Pinkoma Estès, spesso la Donna Selvaggia è soffocata da paure, insicurezze e stereotipi. La donna è sottomessa, oppressa, reclusa, manipolata. Per vivere seguendo la propria natura occorre recuperare l’istintualità. È necessario riappropriarsi della propria autostima e liberarsi dalla gabbia in cui ci è stato imposto di vivere. È doveroso richiamare l’anima selvaggia che è in noi “con il suono, con la musica che fa vibrare il diaframma, eccita il cuore, con il tamburo, con il fischio, il richiamo e l’urlo. Dobbiamo perciò tornare alla nostra vita istintiva. Dobbiamo far cadere i falsi manti che ci hanno dato, indossare al suo posto il manto autentico dell’istinto possente e della conoscenza”. Clarissa Pinkola Estès invita a richiamare l’anima attraverso la meditazione ed i ritmi del canto, della pittura, della scrittura e della danza. Donne che corrono coi lupi è un autentico capolavoro di psicologia e spiritualità.

È una lettura preziosa e illuminante per quelle donne alla ricerca costante della propria identità più autentica e profonda. E’ una poesia per quelle anime che non hanno mai smesso di nutrire i loro sogni. E’un romanzo ricco e profondo per tornare ad essere Donne Selvagge che “ululano, ridono, cantano”.

Il Piccolo Principe: una storia di amore e libertà


Piccolo_Principe_MondoliberoIl “Piccolo Principe” è una straordinaria storia di amore e rispetto. Pubblicato nel 1943 da Antoine De Saint–Exupèry, “Le Petit Prince”, tradotto in più di 270 lingue, è un capolavoro della letteratura per bambini adatto anche ai grandi. È un libro utile per mettere in comunicazione il fanciullo con l’adulto che diventerà ma anche per risvegliare nell’adulto il proprio bambino interiore.

La fiaba è narrata da un aviatore che precipitando con il suo aereo nel deserto del Sahara, incontra un bambino che gli chiede di disegnargli una pecora. È così che avviene l’incontro tra il pilota ed il Piccolo Principe e da quel momento, è proprio il principino dai capelli color del grano ad iniziare a raccontare la sua storia. Narra di essere l’unico abitante dell’asteroide B612 dove si prende amorevolmente cura di tre vulcani e di una rosa vanitosa. Il Principe racconta la decisione di allontanarsi dal suo pianeta, approfittando di una migrazione di uccelli selvatici, per trovare degli amici.

Durante il suo viaggio incontra svariati adulti strani quanto ordinari: un re solitario che detta ordini pur essendo l’unico abitante del suo pianeta, un presuntuoso, un vanitoso che chiede solo di essere contemplato, un ubriacone che cerca bevendo, di dimenticare di essere un alcolizzato, un lampionaio che agisce per il bene degli altri e non solo per se stesso, un geografo rintanato nel suo studio, un uomo d’affari che crede di possedere le stelle. Ognuno di loro ha perduto negli anni l’ingenuità, la semplicità e la purezza tipica dell’infanzia, dimenticando i veri valori della vita. Magico è l’incontro nel deserto con la dolce Volpe. Quest’ultima parla a lungo dell’amicizia e spiega al principino non solo che “le amicizie possono essere tante ma sempre uniche” ma anche di come sia bello seppur doloroso creare dei legami “lasciandosi addomesticare”. Il Piccolo Principe capisce così il forte rapporto che lo unisce alla sua rosa e parlandone successivamente col pilota, di cui nel frattempo è diventato amico, gli confida il bisogno di rivederla. Da qui, la ricerca del pozzo d’acqua e del serpente (che gli spiega come “alle volte ciò che sembra un male possa servire a fare del bene”) da cui si lascia mordere per poter ritornare al suo pianeta dalla sua rosa.

Il Piccolo Principe è un libro che resta nel cuore perché ci insegna a vivere nel bene e nell’amore, nella semplicità e dolcezza. Riscopre ed esalta i valori dell’amicizia, della solidarietà e della saggezza. Spiega l’importanza di amarsi e rispettarsi nonostante le diversità, nonché, la virtù della pazienza, da utilizzare in ogni relazione con il prossimo. Esorta grandi e piccini ad amare il pianeta poiché spiega: “Ognuno è responsabile della sorte degli altri”. Pagina dopo pagina, il lettore si affeziona al Piccolo Principe riscoprendo in lui, quell’amico speciale che lo aiuterà a ritrovare con semplicità e un pizzico di fantasia la fanciullezza smarrita e che gli permetterà di guardare le cose con occhi puri e autentici, per comprendere finalmente che “l’essenziale è invisibile agli occhi “.