Il biglietto volante (di Massimo Gramellini)


Obliteratrice_MondoliberoDall’editoriale di Massimo Gramellini sulla prima pagina de “La Stampa” in edicola ieri mercoledì 22 ottobre 2013, dal titolo “Il biglietto volante“:

Il tram è il 13, l’orario le 18,05 del 21.10.13: casomai qualcuno pensasse di giocarsi i numeri al lotto come il protagonista di questa storia. Lui è quel signore brizzolato in fondo al tram che sta cercando di fendere il muro di cappotti e telefonini strillanti. Vuole raggiungere la parte opposta per obliterare il biglietto nell’unica macchinetta disponibile. Ogni tanto succede. Gli consigliano di lasciar perdere: con una ressa simile nessun bigliettaio salirà mai a controllare. L’uomo insiste. L’impossibilità di compiere il proprio dovere lo agita fino a farlo sudare. La sua vicina di gomiti intuisce il problema e, anziché consultare il manuale del perfetto menefreghista, offre una soluzione. Gli dice: dia il biglietto a me, che lo passerò a quelli davanti, che a loro volta lo passeranno a quelli davanti, fino alla macchinetta. Non può garantirgli che tornerà indietro, ma perché non provare? Ogni tanto succede.

L’uomo si fida della sconosciuta e persino questo ogni tanto succede. Lei spiega il suo piano alla ragazza che ha di fronte. Il biglietto decolla, vola di mano in mano sulle teste di tutti e, dopo un viaggio irto di deviazioni e di pericoli, ritorna nelle mani del titolare: obliterato. Lui guarda i numeri stampigliati sul biglietto con occhi affettuosi, dice che li giocherà al lotto. Sul tram, per un momento, tutti si sentono inspiegabilmente felici. Ogni tanto succede. Chi vi ha raccontato la storia è tentato di appiccicarvi una morale che rovinerebbe l’effetto, ma per fortuna rinsavisce proprio all’ultima riga. Ogni tanto succede.

– Immagine articolo tratta da Wikipedia 

Massimo Gramellini e il suo “Fai bei sogni”


Quest’estate mi sono “sorpreso” non solo a leggere libri (parlavo lo scorso 28 agosto di “Il cane di terracotta” di Andrea Camilleri) ma anche a leggerne ben 3 con attenzione in pochi giorni…

Non sono così immodesto da provare a descrivere in poche parole il libro “Fai bei sogni“, Romanzo (Ediz.Longanesi) di Massimo Gramellini che da mesi avevo acquistato ma che non avevo ancora letto, Le cose belle e brutte della vita, a mio parere, non sono facilmente descrivibili; danno sensazioni più o meno forti, questo si.

Posso provare a mostrare un video de “Il libraio” che secondo me riporta semplicemente ma chiaramente quanto trasmesso anche dall’autore in alcune interviste e nello stesso libro:

(non a caso il video è della stessa casa editrice Longanesi) e accennare che nel libro l’autore racconta oltre la sua storia..il suo scoprire ad anni di distanza dal contenuto di una busta che gli viene data la “vera” causa della morte di sua mamma.

L’ho letto in 2 giorni, in giardino. Tra le tante cito 2 frasi, da pagina 16:

“La verità è che avrei preferito essere un pittore. A sei anni avevo già dipinto il mio ultimo capolavoro: La mamma mangia un grappolo d’uva. Il grappolo era alto il doppio della mamma, gli acini sembravano le palle dell’albero di Natale e la faccia della mamma era identica a un acino.

Lei lo aveva appeso in cucina e lo mostrava con orgoglio ai parenti di passaggio. Dalle loro facce perplesse avevo ricevuto il primo responso esistenziale: la pittura non sarebbe mai stata il mio talento. il mondo che avevo dentro avrei dovuto cercare di disegnarlo con le parole.”

Una lettura che decisamente consiglio a chi, finora, se la fosse persa…

Buona vita.

Aspettando Bilot (di Massimo Gramellini), aspettarsi che qualcuno cambi ma spesso…


Testo dalla prima pagina de “La Stampa” di oggi mart.12 giugno 2012 , di Massimo Gramellini.

“Passiamo la vita ad aspettare chi non arriva mai. Da anni leggo articoli che auspicano la maturazione di Sua Indolenza Balotelli e la annunciano come imminente, sicura o altamente probabile. Ogni volta che segna uno dei suoi rari ma bellissimi gol c’è qualcuno che dice: ci siamo. Ogni volta che sfascia l’auto in un fosso o si addormenta davanti al portiere c’è qualcuno, magari lo stesso, che si contraddice: non ci siamo, ma ci saremo. Pochi hanno il coraggio di ammettere che Balotelli resterà sempre quello che è: un talento senza carattere, un eterno immaturo, una magnifica occasione perduta.

Trovo folle che un mezzo campione guadagni certe cifre ed è probabile che il guadagnarle renda ancora più difficile il bagno di umiltà che forse gli permetterebbe di compiere il salto evolutivo. Poi mi guardo intorno e penso: ma chi lo ha fatto davvero, quel salto? Quanti amici, parenti e colleghi parlano, pensano e vivono esattamente come venti o trent’anni fa? Eppure ci si continua a illudere, aspettando la svolta che ci rassicuri sulle possibilità di cambiamento dell’essere umano. Credo sia per questo che al cinema e nei romanzi amiamo le storie dove il protagonista si trasforma e cambia. Perché nella vita non succede quasi mai. Si resta aggrappati alle proprie granitiche incertezze, al trauma infantile (Balotelli ne avrà più d’uno), alla reazione automatica che ti induce a comportarti sempre allo stesso modo, a pensare sempre le stesse cose, a nutrire sempre le stesse aspettative: per esempio che gli altri possano cambiare, mentre spesso il primo che non riesce a farlo sei tu.”

Condivido pienamente il concetto che ha espresso, da come l’ho captato: qualcuno può cambiare, ma non dovremmo illuderci di ciò sempre e, soprattutto, dovremmo avere memoria.

Qualcuno potrà anche cambiare, ma non possiamo istintivamente pensarlo di tutti.

Ho pensato che fosse un giusto abbinamento all’articolo la stupenda “Vedrai vedrai” di Luigi Tenco, nel video sopra mostrato.

Buona vita.

Ringrazio molto Massimo Gramellini per l’autorizzazione alla citazione.

8 marzo…ma festa della donna 365 giorni l’anno


Ne parlavamo proprio 1 anno fa; si, l’8 marzo che secondo me è sempre e solo l’occasione per ricordare la donna in quanto tale, non un’occasione annuale ma l’occasione particolare, da ripetersi tante volte l’anno.

Nè solo legata a mimose ne a cioccolatini, ma donna in quanto tale. Nel non renderla una festa banale, con tutta la potenza e genio che la parola “donna” contiene, ho particolarmente gradito questo articolo di Massimo Gramellini sull’editoriale del La Stampa di oggi:

Libera donna in libero stato (di Massimo Gramellini)

“Cercavo uno spunto per parlare dell’Otto marzo senza farvi cascare troppo le braccia, quando mi sono imbattuto nell’intervista a una delle donne più famose del mondo, l’icona musicale Lady Gaga. Ha raccontato di essere stata vittima dei bulli durante il liceo: esclusa dalle feste, ignorata dai ragazzi e derisa dalle amiche, che una volta la gettarono persino nel bidone della spazzatura. Ho finalmente capito perché questa diva, appesa sui muri delle stanze di metà degli adolescenti del pianeta, continua a vivere in maschera e a mostrare uno sguardo sfuggente.

I problemi non si risolvono, si superano. Lady Gaga dev’essersi inerpicata sui suoi problemi per tentare di oltrepassarli, costruendo un personaggio che le ha dato fama e ricchezza, ma probabilmente non l’unica libertà che conta: quella di essere se stessa. Tornando ai comuni mortali (i divi servono a questo, a fornirci un pretesto per parlare di noi), non credo che oggi le donne siano chiamate a scegliere fra il modello Fornero e il modello Belen, ma fra un modello maschile e uno femminile. Molte di loro, per vedersi riconosciuto un ruolo in questa società, tendono a comportarsi come maschi. Ma non essendolo, si nascondono da se stesse, infelici e smarrite. La vera festa della donna è il coraggio di essere donna e di imporsi come tale ogni giorno, infischiandosene del giudizio. Sostiene «non del tutto a torto» (ormai parlo come Monti, scusate) una mia cara amica: il mondo avido e violento di voi maschi etero ha miseramente fallito, ora tocca a noi donne e ai gay costruirne uno più umano”.

Mi permetto di aggiungere…la festa della donna per gli “altri” è dire grazie di esserci, ogni giorno.

Buona vita…e grazie di esserci davvero.

Immagine articolo tratta da Wikimedia Commons.

Tifosi di noi stessi; quando uno sciopero giocatori lascia perplessi…


Testo dalla prima pagina de “La Stampa” di giov. 25 agosto 2011 , di Massimo Gramellini

“Sciopero contro il calcio”

«E se invece dei calciatori scioperassimo noi? Se decidessimo di colpo e tutti insieme di diventare adulti, smettendo di delegare il nostro umore a bande di mercenari con procuratori al seguito? Per me è più facile, ho la squadra del cuore in serie B. Ma è come smettere di fumare: con un po’ di sforzo possono farcela tutti. Il baraccone del calcio si regge su un incantesimo collettivo. Per rivivere le emozioni pure dell’infanzia, il tifoso finge di credere che quei ragazzotti con l’amata divisa indosso siano i suoi avatar. Trasferisce le sue rabbie e le sue speranze a giocatori che non le condividono: perché ignorano la storia del club e perché comunque non gliene importa niente. Sono lì per guadagnare. E per vincere. Ma vincere per se stessi e i propri compagni. Mica per noi. Credetemi, li ho conosciuti da vicino quando facevo il giornalista sportivo: nelle interviste ci incensano, ma in cuor loro ci considerano dei pirla. E hanno ragione.

I calciatori sono una casta che ci sfrutta, esattamente come quell’altra. Il parallelo è impressionante: anche in politica deleghiamo a professionisti prezzolati la realizzazione dei nostri desideri, imprestando loro ansie di cambiamento che essi fingono di sottoscrivere nei comizi, per poi irriderle e svilirle nel chiuso degli spogliatoi (pardon, delle aule parlamentari). Mentre noi con la bava alla bocca ci dividiamo fra destra e sinistra, Inter e Milan, i nostri avatar vanno a cena insieme, badando ai loro interessi comuni. Il rimedio? Una cura choc: stadi vuoti, urne vuote. E’ ora di ritirare le deleghe e di diventare tifosi di noi stessi

Si ringrazia Massimo Gramellini, autore dell’articolo, per l’autorizzazione alla citazione di suoi articoli con riferimento.
Foto tratta da Wikimedia Commons.

“Faccio una premessa” (articolo di Massimo Gramellini su testo scomparso)


Testo  dalla prima pagina de  “La Stampa” di ven. 12 agosto 2011 ,  di Massimo Gramellini (su di un testo scomparso).

“Faccio una premessa.

«Signori Senatori, Signori Deputati. Prima di enunciare i sacrifici che chiederemo ai nostri datori di lavoro, gli italiani, vorrei rammentarvi un aneddoto di 140 anni fa che ha per protagonista il mio predecessore più illustre, Quintino Sella, anche lui alle prese con il totem del Pareggio Di Bilancio. Recatosi alla Camera per esporre i suoi celebri tagli “fino all’osso”, l’illustre ministro propose come atto preliminare una sforbiciata allo stipendio dei parlamentari. Qualcuno gli fece notare che sarebbe stato un risparmio ben misero, se paragonato all’entità monumentale della manovra. Non ho trovato il testo stenografico della risposta di Sella, ma testimonianze unanimi riferiscono che il senso fu questo: “Lo so bene. E però toglierci qualche soldo dalle tasche ci permetterà di guardare in faccia i contribuenti mentre li toglieremo a loro. Una classe dirigente deve dare l’esempio”.

Lo fecero fuori alla prima occasione. Ma dopo un secolo e mezzo lui è ancora Quintino Sella. Mentre noi cosa saremo, anche solo fra sei mesi, se ci ostineremo a rimanere sganciati dalla vita dei cittadini comuni? Sono qui a chiedervi di compiere un gesto. Minimo, purché immediato. Dimezzarci lo stipendio. O almeno raddoppiare i prezzi del ristorante del Senato, dove la spigola con radicchio e mandorle costa 3 euro, e le penne all’arrabbiata 1,60. Altrimenti, Signori, la gente diventerà così arrabbiata che le penne finiranno per spiumarle a noi».

(Brano, misteriosamente scomparso, del discorso pronunciato ieri mattina dal ministro Tremonti davanti alle commissioni parlamentari).”

Si ringrazia Massimo Gramellini, autore dell’articolo, per l’autorizzazione alla citazione di suoi articoli con riferimento.
Foto tratta da Wikimedia Commons.

Lettera aperta a Marin (di Massimo Gramellini)


Testo  dalla prima pagina de  “La Stampa” di mart. 2 agosto 2011 ,  di Massimo Gramellini (che ho trovato condivisibile con i suoi consigli e impressioni).

“Caro Marin

Caro Marin naufrago della Pellegrini, perdoni se rispondo a una lettera che lei non mi ha scritto, ma alcuni lettori mi hanno chiesto di spedirgliela. È tale l’umore collettivo, depredato da Borse e borsaioli, che si sente l’esigenza di evadere in un dolore più puro. In questi giorni lei incarna in mondovisione quel che, nel nostro piccolo, almeno una volta siamo stati o saremo un po’ tutti: l’innamorato abbandonato e tradito. Il suo strazio è passato attraverso tutte le fasi della narrativa sentimentale, a cominciare dall’equivoco sulla «pausa di riflessione», che per chi ama ancora rappresenta una sosta ai box, mentre per chi ha smesso di amare è solo la scorciatoia che lo dispensa dall’imbarazzo di un discorso d’addio.

Quando lei archiviò la Manaudou e si trasferì da una primatista mondiale all’altra, la consacrai simbolo di un uomo nuovo: il maschio femmina, altruista e sensibile, che sa infondere sicurezza a compagne ingombranti senza smarrire quella in se stesso. Si tratta di un equilibrio magico, e a vent’anni parecchio provvisorio. Appena uno dei due smette di nuotare, l’amore affoga e non esiste virata che lo rimetta a galla.

Ma mi creda: non è mai un altro maschio ad affondare la coppia. Può essere solo una scialuppa con cui la sua ex ha riguadagnato la riva, in attesa di ripartire verso un altrove che non contempla né lui né lei, caro Marin.

Non presti orecchio alla voce livida della gelosia. Faccia conto di aver preso un malanno e si metta a letto per un mese senza guardare la tv. E senza andarci, possibilmente. Guarirà. E sarà pronto per togliersi il gusto a lei ignoto di innamorarsi di un’ignota.”

Si ringrazia Massimo Gramellini, autore del testo, per l’autorizzazione alla citazione di suoi articoli con riferimento.
Foto tratta da Wikimedia Commons.