“E finalmente ti dirò addio”, romanzo di Lauren Oliver


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“E’ straordinario pensare a come cambiano le cose, a quant’è facile imboccare la stessa strada di sempre e scoprire qualcosa di nuovo. Bastano un passo falso, una deviazione, e ti ritrovi con delle nuove amiche o una cattiva reputazione, oppure un ragazzo o un litigio. Non ci ho mai pensato prima: non ci ho mai fatto caso. E ho la strana sensazione che tutte queste possibilità possano coesistere nello stesso momento, come se sotto ogni istante se ne nascondessero altri mille, che sembrano diversi.

Forse io e Lindsay siamo amiche per la pelle e allo stesso tempo ci odiamo. Forse la differenza tra me e una come Anna Cartullo passa soltanto per una lezione di matematica. Forse, in fondo, sono come lei. Forse lo siamo tutte: basta un imprevisto in pausa pranzo per ritrovarci a mangiare sole, in bagno. Chissà se è davvero possibile sapere solo e soltanto la verità sul prossimo, o se il meglio che riusciamo a fare è sbattere l’uno contro l’altro a testa bassa cercando di evitare la collisione. Penso a Lindsay nel bagno del Rosalita e mi chiedo quanto persone stringano i segreti come pugni, o li caccino come sassi sul fondo dello stomaco. Tutte, forse”.

troviamo a pagina 265 di questo romanzo.

E’ Samantha Kingston a pensarlo. Quel 12 febbraio era terminato con un terribile incidente stradale, al termine di una festa con compagne di scuola, amici. Ma si è svegliata poi al mattino come se quella giornata non fosse mai iniziata, rivivendo quel 12 febbraio. E ancora…e ancora…Ma non sono giornate identiche, nè lo è a volte il finale.

Gli stessi momenti ma captati a volte in modo diverso e pensando di dover evitare lei di avere quell’incidente. Forse la verità di quel rivivere la giornata però…è altrove.

Bel romanzo di Lauren Oliver…del quale non vi anticiperò altro. Aggiungo solo che il nome originale è “Before i fall” e che il sito dell’autrice…è qui. Ne è previsto nel 2017 il film, qui trovate il trailer in inglese.

Non riesco a giudicare il prossimo film dal trailer… Il romanzo lo consiglio, questo certamente.

Buona vita.

Una notte ho sognato che parlavi, bel libro di Gianluca Nicoletti


una_notte_ho_sognato_che_parlavi_mondoliberoQuando ho visto questa copertina, in biblioteca, mi ha colpito. Come spesso faccio ho dato un’occhio alla seconda e “terza” di copertina, dove ho letto dell’autore del libro Gianluca Nicoletti – giornalista. Ha scritto tra gli altri testi, questo anche mi colpisce come “tecnico”,  “Perchè la tecnologia ci rende umani”.

Ma torniamo a questo “Una notte ho sognato che parlavi“. Un racconto della propria vita con il figlio Tommy, autistico, fatto di ricordi e sensazioni mai “sdolcinate”, anzi schiette e “fisico” come è  un rapporto familiare.

Riflettevo poi oggi sul fatto che quando inizio il libro che inizia a piacermi (accade diverse volte, diciamolo, rispetto ai libri che valuto di leggere…sarà che non scelgo libri “alla leggera”-a caso) inizio a segnare con segnalibro o parti di foglio pagine che mi colpiscono per frasi o spunti. Mi accorgo che un libro mi ha colpito quando continuo a leggerlo d’istinto volentieri … ma anche quando noto una quantità immane di foglietti e segnalibro inseriti già durante la lettura o alla fine della stessa.

E’ questo, lo avrete intuito, il caso di questo libro; una ventina di pagine segnate “ad occhio e croce”. Dato che parlando di un libro mi piace farne citazioni devo gioco-forza ridurne il numero (e non è la prima volta che mi capita, diciamolo 🙂 ).

Ma vado con alcune citazioni, partendo da pag. 36:

“Il suo istruttore di piscina una volta ci disse: “Se vi doveste trovare un giorno in alto mare e in difficoltà, attaccatevi tutti e tre a Tommy, di sicuro vi salvereste”. Non ho difficoltà a crederlo, Tommy è capace di stare ore in piscina; in mare ci sta meno volentieri perchè teme i pesci e non gradisce il contatto con le alghe o il fondo marino. Ma è straordinario vederlo “camminare” in acqua: in sostanza galleggia in modo spontaneo anche stando fermo e perfettamente verticale. Può incrociare le gambe in posizione yoga e stare sospeso a mezz’acqua, o andare sotto senza difficoltà…Ma non ha voglia di nuotare. Per quanto ci si sia sforzati per anni, non siamo riusciti a farlo muovere con metodo, come tutti gli altri, insomma. Lui ride, sputa acqua come un balenottero, s’inabissa, fa un sonnellino sulla schiena, fa vasche su vasche, ma ancora non ho capito come faccia a muoversi… Solo l’ultima estate, di nuovo in Sardegna (che per lui è probabilmente una terra di grazia), sono riuscito a farlo nuotare quasi a rana. Proprio io che nuoto come un alpino, alla faccia di veterani istruttori che inutilmente ci hanno tentato per anni in piscina. All’improvviso si è messo a dar bracciate, e l’ho visto allontanarsi velocissimo verso il largo. Se non fosse così matto andrebbe alle Olimpiadi, ne sono sicuro”.

Andando a pag. 50…

Non sono convinto che l’autistico sia infelice, questo di lui si pensa solo perché non si pone un grosso problema di quello che faccia il resto del mondo e sorride poco. Io so che mio figlio è felice quando mi accarezza la nuca senza motivi apparenti. Me ne accorgo quando si stende sui cuscinoni e può guardarsi in pace tutti i video di Youtube che crede, senza il fratello che gli si mette accanto per imporgli quelli che piacciono a lui.

Tommy è sereno quando sente affetto che non chiede verifica o risposta. Non mi sembra poco. Potessimo tutti sentirci amati senza dover necessariamente corrispondere, saremmo visceralmente appagati anche di una carezza…

Una lettura “forte”…che consiglio.

Buona vita.

 

 

Il lato positivo, bel romanzo di Matthew Quick


Il_lato_positivo_Mondolibero“Una commedia dolceamara che parla d’amore e di follia“, dice il sottotitolo di questo bel romanzo edito da Salani. Ma pazzia solo perchè Pat Peoples esce dal “postaccio”, la clinica psichiatrica nel quale ha passato un numero di anni nei quali non si rende conto e ora, finalmente a casa, ha come scopo principale quello di ricongiungersi con la sua Nikki.

Ma forse la felicità non è dove pensiamo che sia, dove pensiamo di trovarla…

La vita spesso prende vie strane (anche alla luce di quanto avvenuto che lui non ricorda) e questo porterà questo bel romanzo a prendere via di storia non previste…comprese fare un inconsueto patto con Tiffany che dovrà però tenere segreto. Ma l’oggetto di quel patto non sarà la cosa più importante per Pat “alla fine della storia”….ma altro non vi dirò.

Si raccontano, questo si, vari momenti di “quotidianità”:

Nelle ultime settimane mamma mi ha accompagnato spesso a fare compere, e abbiamo scelto un regalo per tutti quelli che mi hanno aiutato a stare meglio, perché, secondo mamma, durante le festività è importante dare un segno alle persone che contano nella tua vita.

A Cliff è piaciuto moltissimo il bersaglio per freccette degli Eagles, e adesso sia Veronica sia Tiffany stanno apprezzando il profumo che abbiamo scelto per loro, grazie al cielo, perchè ho annusato praticamente tutte le bottiglie in vendita al centro commerciale Cherry Hill.

A Ronnie piace un sacco la palla originale in cuoio della NFL che gli permetterà di lavorare ai suoi lanci, e la piccola Emily stringe l’aquila di pelouche e appena strappata la carta regalo si mette addirittura a mordicchiarle il becco giallo. Continuo a sperare, per il bene di mamma, che mio padre si decida a venir giù per partecipare alla feste, ma lui non scende.

Una bella storia, che  prenderà pieghe che possono essere inaspettate in vari momenti. Un bel romanzo (oggetto anche di un successivo film) che vi consiglio di leggere.

Buona vita.

Resta anche domani, bel romanzo di Gayle Forman


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“Dall’autrice di Resta anche domani”, la scritta su un libro che mi era rimasta in mente.

Ed eccolo lì, “Resta anche domani”, lo vedo in un centro commerciale. Lo prendo in mano,  sfoglio rapidamente e leggo  le prima righe della “quarta di copertina”, dietro (cosa che faccio spesso nei libri):

Non ti aspetteresti di sentire anche dopo. Eppure la musica continua a uscire dall’autoradio, attraverso le lamiere fumanti. E Mia continua a sentirla, mentre vede se stessa sul ciglio della strada e i genitori poco più in là, uccisi dall’impatto con il camion….

Si, quando Mia si ritrova a guardare i resti dell’auto nella quale si trovava pensa di essere per un’istante l’unica che si è certamente salvata dall’incidente senza alcuna conseguenza. No, le cose non stanno esattamente così. Se ne rende conto quando osserva le persone in terra… Ma non è nemmeno come potrebbe comprensibilmente sembrare in un primo momento…

Una citazione, da pagina dalle pagine 56 e 57:

“Che ne dici di un giro in città?” propose il nonno con un sorriso.

“Molto volentieri.”

Facemmo tutto quello che la nonna aveva messo in programma. Andammo persino a prendere il tè con i pasticcini, ma saltammo il ristorante di lusso sul molo prenotato dalla nonna per avventurarci nel quartiere di Chinatown in cerca del posto più gettonato dove cenare.

Dopo avermi riaccompagnata a casa, il nonno mi abbracciò. Di solito è uno che si limita a una stretta di mano o al massimo a una pacca sulle spalle, nelle occasioni speciali. Quell’abbraccio energico e caloroso era il suo modo per dirmi che era stato bene con me.

“Anch’io, nonno”, sussurrai.

Se pensate che tutti i giorni siano uguali, se pensate che nulla può cambiare nella vostra vita e che tutto è di una noiosa prevedibilità…un libro che potrebbe farvi bene. Ma attenzione, non è certamente la storia tragica che potreste ipotizzare. Tutt’altro.

Non è un caso che nel sito dell’autrice Gayle Forman si trovi scritto riguardo l’originale “If i stay“:

Contemporaneamente tragico e pieno di speranza, questa è una storia romantica, avvincente e, infine, edificante sulla memoria, musica, vita, morte, amore.

No, non avrei potuto descriverla meglio, questa storia.

No, non penso sia giusto che vi anticipi altro di questo bel romanzo della lina Oscar Mondadori

Buona lettura e buona vita..

Titoli di coda, bel giallo di Petros Markaris


Titoli_di_coda_MondoliberoErano le 19 circa, orario di prevista chiusura della biblioteca, quando alcuni giorni fa sono entrato con lo scopo di riconsegnare un libro in prestito e non prevedendo di prenderne altri (“ne ho almeno 2 che non ho ancora letto” pensavo).

Camminando avvicinandomi al banco gli occhi mi sono andati però su questo giallo, la cui copertina avevo già visto in passato; valutare di prenderlo e farlo è stato un tutt’uno…

Un bel romanzo con un caso per il Commissario Kostas Charitos: viene trovato morto (ma è un suicidio?) un imprenditore greco-tedesco. Un biglietto firmato “I Greci degli anni ’50” che arriva all’ambasciata…parla di un omicidio vero e proprio.

Non un solo omicidio in realtà: a breve distanza di tempo altre morti, che hanno – come scoprirà il Commissario – una relazione tra loro…anche se potrebbe non essere quella che pensiamo noi.

Eh si,  una relazione tra i vari eventi c’è ma forse non la prima che vi viene in mente…; no, non sarò sicuramente io a dirvi altro. Un libro che vi consiglio, questo si. Per voi, se amate i “gialli”…e/o da regalare (o regalarvi, appunto) per il vicino Natale.

Da una citazione riportata prima dell’inizio della storia

“Chiamiamo greci non coloro con cui abbiamo in comune le origini. Ma chi condivide la nostra cultura”.

Isocrate

vado ad una citazioni dall’interno del giallo, dall’iniziale pagina 9:

La trovo riversa a terra, in via Evelpidon, davanti all’ingresso del Palazzo di Giustizia. Ha gli occhi chiusi, Una donna le ha messo sotto la testa la sua borsa come cuscino e, inginocchiata accanto, le fa aria con dei fogli di carta.

E’ ormai l’una, in piena canicola, e il caldo mozza il respiro. Sul suo volto brillano gocce di sudore. Mi chino su di lei e le sussurro:

“Caterina, mi senti?”

“Comunque, il polso è regolare”, mi dice la donna.

Sarà anche, fatto sta che Caterina non risponde e non apre gli occhi. Sento il marciapiede infuocato sotto le suole incandescenti e temo che si ustioni, ma non oso sollevarla. Uno sconosciuto porta una bottiglia d’acqua. Bagno un fazzolettino di carta e le rinfresco il viso e le guance.

“Le cattive notizie sono come la grandine,” diceva il mio povero papà. “Arrivano quando meno te le aspetti.”  Ero in unione con Ghikas e Gonotàs dell’Antiterrorismo, quando Stella, la segretaria di Ghikas, ci ha interrotto.

Un giallo, ambientato come avrete intuito in Grecia, con un’analisi nelle indagini e una storia che mi hanno appassionato.

L’autore Petros Markaris, leggo dalla seconda retro-copertina, è nato a Istanbul nel 1937. Ha collaborato con Theo Angelopoulos a diverse sceneggiature (L’eternità e un giorno ad esempio ad esempio, Palma D’oro a Cannes nel 1998. Vari i suoi romanzi che hanno come protagonista il Commissario Kostas Charitos: Ultime della notte (2000), Difesa  a zona (2001), Si è suicidato il Che (2004), La lunga estate calda del commissario Charitos (2007), La balia (2009), Prestiti scaduti (2011), L’esattore (2012), Resa dei conti (2013), la raccolta di racconti I labirinti di Atene (2008) e l’autobiografia Io e Kostas Charitos (2010)

Buona lettura (di questo Romanzo Bompiani e di altri testi) e buona vita…

 

Basta piangere, giusto suggerimento-libro da Aldo Cazzullo


Basta_Piangere!_da_MondoliberoRecita la “quarta” di copertina

“Era un paese molto più semplice e povero. Facevamo il morbillo e il servizio militare. Giocavamo per strada e avevamo sempre le ginocchia sbucciate. La marcia più alta era la quarta. C’erano le diapositive, Sandokan e i gettoni del telefono. Però il futuro non era un problema ma un’opportunità”.

Difficile “interpretare”-comunicare le sensazioni di un libro (sia per la difficoltà di descriverle sia perché il tutto può come è giusto essere “soggettivo”/legato a considerazioni personali); posso però dire su quanto Aldo Cazzullo ci “racconta” che effettivamente dovremmo sempre avere memoria delle cose prima di lamentarci. Anche se quest’ultima azione tende ad essere lo sport preferito di molti.

Da pag. 4

“…L’Italia su cui aprivamo gli occhi, a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta, non era il paradiso in terra. Anzi, era senz’altro peggiore di quella di oggi. Era un paese scosso da tensioni, talora da tragedie. Era un paese più inquinato: fabbriche in città, acciaierie in riva al mare, nubi tossiche, ciminiere, smog. Era un paese più violento: scoppiavano bombe fasciste nelle banche e sui treni; brigate comuniste sparavano a politici e magistrati, poliziotti, giornalisti, operai; la borghesia era terrorizzata dai sequestri di persona. Era un paese infinitamente più maschilista, in cui i “femminicidi” non facevano notizia…”

Da pag. 9

“…potranno vivere molto meglio dei padri e dei nonni. Che non hanno trovato tutto facile; anzi, hanno superato prove che oggi non riusciamo nemmeno a immaginare. Hanno combattuto guerre, abbattuto dittature, ricostruito macerie. Hanno fatto di ogni piccola gioia un’assoluta felicità anche per conto dei commilitoni caduti nelle trincee di ghiaccio e nel deserto. Hanno perso i loro fratelli per malattie che oggi si guariscono con tre pastiglie. E hanno vegliato figli e nipoti per altre malattie che oggi si evitano con un vaccino”.

e chi leggeva queste righe ha “vissuto” un padre e un nonno esattamente in questa situazione.

Un libro che ci fa fare mente locale ai “nostri anni”…e al fatto che forse lamentarsi non è il metodo di affrontare le cose, perchè significa prima di tutto essere senza memoria. Dobbiamo sempre ricordare…e affrontare.

Da pag. 108

“Ma il segno dei tempi fu il telefonino. I primi si videro a Italia ’90: enormi, orrendi, ma destinati a cambiarci la vita. In molti ne fecero uno status symbol, altri li considerarono cafoni, tutti alla fine si arresero alla loro inevitabilità. Fu un mutamento epocale nelle abitudini, al punto che oggi ci pare impossibile di averne fatto serenamente a meno per tanti anni. Già pareva una magia il fax; a maggior ragione gli sms, le mail, Internet….”

Una lettura che consiglio, per guardarsi meglio dietro e davanti. Da leggere le considerazioni finali, ma…non voglio anticiparvi tutto ;).

Buona vita.

Era una piana fertile e ghiaiosa – Memorie di un ventennio difficile….da leggere


Era una piana fertile e ghiaiosa_MondoliberoNella prima retro-copertina di questo piccolo ma intenso “Era una piana fertile e ghiaiosa” con sottotitolo “Memorie di un ventennio difficile” l’autrice Elsa Volpini si presenta:

Sono nata a Rosciano di Fano il 27 novembre 1926 da Vincenzo Volpini e Venusta Omicioli. Dopo le scuole media mi sono iscritta all’Istituto d’Arte “Ferruccio Mengaroni” di Pesaro che ho frequentato per due anni. La guerra in corso, molto cruenta dopo l’otto settembre, ha sospeso tutte le attività scolastiche. Non ho più ripreso la scuola e non mi sono diplomata come avrei voluto perchè il passaggio del fronte nel mio paese ha distrutto materialmente e psicologicamente la mia famiglia che si è estinta nel 1960 con la morte di mio fratello Emidio. Vivo e lavoro a Falconara dove abito dal giorno in cui ho sposato un falconarese di nome Ivo Principi conosciuto all’aeroporto militare di Fano nel 1941.

Il libro poi parla, in stile romanzo ma è una realtà tutta da leggere, della sua vita dalla sua nascita…alla Scuola Elementare a quando conoscerà il suo Ivo  a quando un giorno ripasserà per dove tutto è iniziato.

Giorno della cresima_MondoliberoIl tutto con anche bei disegni a matita della stessa autrice, come da lei specificato sempre nella retrocopertina. Presenti memorie fotografiche finali, anche di suoi parenti che poi morirono tragicamente.

Non posso non citare un tratto del capitolo “Letture”:

“Ad autunno inoltrato mio padre, in piedi sull’uscio di casa, fischiava agli ultimi merli ancora rimasti, mentre il vino fermentava nei tini. I giorni si facevano sempre più corti e la nebbia sempre più frequentemente saliva dalla terra fumosa velando alberi e case. Poi arrivava l’inverno, la bora tirava furiosa e quando cessava era la neve a cadere copiosa. A volte raggiungeva anche i due metri di altezza, isolandoci completamente. Come trascorrere allora quei duri inverni?

Ci pensava mio padre, grande lettore di romanzi dell’ottocento, così avvincenti e che tanto ci piacevano. Lui era la nostra radio e la nostra televisione, ma ancora oggi, dopo settant’anni, non so come spiegarmi come fosse venuto in possesso di quei grossi volumi in due tomi come Il Conte di Montecristo o I miserabili. Forse li aveva chiesti in prestito, ma non riesco a credere che a quei tempi un umile contadino, benché sapesse leggere (mentre gli altri erano quasi analfabeti), potesse frequentare una biblioteca! Resta il fatto che nelle giornate invernali, quando la terra viene lasciata riposare e il contadino ha molto tempo libero, mio padre aveva deciso di impiegare questo tempo leggendo.

Mi piace anche citare una parte relativa a Ivo, dal capitolo “L’attesa del ritorno”:

Di Ivo sapevo soltanto che era riuscito a tornare sano e salvo dall’aeroporto di Campoformido, in Friuli, a Falconara. Poi più niente. Del resto, in quei mesi autunnali del ’44 non funzionavano più né i mezzi pubblici, né quelli privati; solo per casi urgenti si poteva usufruire delle camionette degli alleati. Ma non soltanto strade e ferrovie erano a pezzi, anche le linee telefoniche erano interrotte e le notizie arrivavano dal nord con il passaparola e non sapevi mai quanto vero ci fosse.

Una storia, piena di momenti di vita e di quanto avvenuto in una famiglia in tempo di guerra.

Avere memoria della storia del nostro tempo e capire come una famiglia come tante l’ha vissuto è importante. Perché averne memoria leggendo…è  importante.

Bella lettura che consiglio.

Buona vita.