Codice rosso per la violenza sulle donne: una legge mancata?


Il disegno di legge per contrastare la violenza su donne e minori e per la loro tutela, il c.d. codice rosso, è diventato effettivo dall’8 agosto scorso.
Aspetto fondamentale della legge è quello di creare una corsia preferenziale per le vittime di violenza; in virtù di ciò il provvedimento prescrive che la polizia giudiziaria dovrà comunicare subito al PM le notizie di reato relative a maltrattamenti, violenza sessuale, stalking e lesioni aggravate compiute all’interno del nucleo familiare o tra conviventi. La vittima entro massimo tre giorni dall’iscrizione della notizia di reato dovrà essere ascoltata dal magistrato. Accertata la violenza, il responsabile sarà condannato.

Novità della legge è il reato di revenge porn: sarà punito con il carcere chiunque divulghi, consegni, invii o pubblichi foto o video a contenuto sessuale di una persona senza il consenso della stessa. Prevista la medesima pena per chi riceve immagini hard e le diffonde senza il consenso delle persone rappresentate. Se il reato è commesso dal partner o da un ex o se il reato è compiuto mediante strumenti informatici e telematici, la pena è aumentata. E’ punito con la reclusione altresì, chiunque provochi la deformazione e lo sfregio dell’aspetto della vittima, con lesioni permanenti al viso.

Il ddl prevede anche l’organizzazione di specifici corsi professionali per poliziotti, carabinieri e personale della polizia penitenziaria. È doveroso ad ogni modo ricordare la presenza sul territorio nazionale di due protocolli per contrastare la violenza sulle donne: il protocollo Eva elaborato dalla questura di Milano, (acronimo di Esame Violenze Agite), attraverso cui si raccolgono tracce rispetto a ogni singolo caso tramite un sistema informatico e una processing card; e l’uso del metodo Sara, (dall’inglese spousal assault risk assessment) messo a punto in Canada per valutare il rischio di recidiva nei casi di abusi interpersonale fra partners.

La norma appena approvata però spacca la pubblica opinione e fa storcere il naso agli esperti del settore. Le associazioni ribadiscono che non è consona e che non è stato fatto tutto il possibile. Lucia Annibali l’avvocatessa di Pesaro sfregiata con l’acido anni addietro ha definita la nuova legge “insufficiente e inefficace”. È assente qualunque attenzione alla prevenzione del fenomeno. La prevenzione è invece necessaria e prevenire significa disinnescare l’odio di genere. Come ribadiscono i centri antiviolenza bisogna convincersi che la violenza di genere non è solo quella contro le donne, la violenza di genere comprende l’omofobia, la transfobia, è quella esercitata nei confronti delle donne trans, violenza è negare ad una donna il proprio diritto alla autodeterminazione.
Gli esperti del settore inoltre non vedono di buon occhio la previsione di una corsia preferenziale per lo svolgimento delle indagini e il nuovo obbligo per i PM di sentire la vittima entro tre giorni.

Chi quotidianamente si rapporta con le vittime, sa bene che le donne non sempre sono pronte alla denuncia nell’immediato. Le donne devono farlo in modo del tutto spontaneo, “obbligarle” a raccontare più volte nell’arco di tre giorni la violenza subita, non solo è difficile ma è altamente doloroso. La caserma non deve essere un pronto soccorso che attribuisce a tutte le denunce bollino rosso, come affermato dalle toghe progressiste, altrimenti il rischio è quello di trovarsi una mole di lavoro a cui si è incapaci di rispondere prontamente ed adeguatamente.

Nella legge non si parla di case rifugio, di fondi economici per offrire alle donne la possibilità di ricominciare, non è chiara la questione relativa l’affido condiviso (secondo quanto previsto nella proposta Pillon le donne si vedono obbligate a mantenere i rapporti con gli ex mariti per non essere sanzionate rispetto ad inadempimento delle regole di affido).

La legge così approvata appare incompleta e debole. È una legge che si preoccupa solo del dopo e non considera il “prima” e il “durante”, lascia ampio margine di azione alle forze dell’ordine senza ascoltare chi opera nei centri antiviolenza. Ecco perché tale legge rischia di apparire come una proposta demagogica e di pura propaganda.

Immagine articolo tratta da it.freepik.com

Questa sera merc. 18 settembre ore 21 Canale 22 digitale terrestre (IRIS) film “La migliore offerta”


Dietro ogni falso si nasconde sempre qualcosa di autentico

Dal film di Giuseppe Tornatore, questa sera sul canale 22 del Digitale terrestre alle ore 21.

Tra gli interpresti Geoffrey Rush, Sylvia Hoeks, Jim Sturgess, Donald Sutherland, Sean Buchanan, Liya Kebede, Philip Jackson, Dermot Crowley, Kiruna Stamell, Jay Natelle, Lynn Swanson e Maximilian Dirr.

In articolo trailer, da canale youtube Warner Bros Italia.

Racconto/storia la trovate invece ad esempio su staseraintv.com.

Buona vita.

 

Questa sera lun. 2 settembre su Rai1 ore 21.25 il film tratto dall’omonimo romanzo “Io che amo solo te”


Tratto dall’omonimo bel romanzo di Luca Bianchini (che peraltro consiglio – come già fatto nel mio articolo sopra “linkato-collegato” per quanto i libri siano come sempre “soggettivi”), questa sera su Rai1 ore 21.25 previsto il film “Io che amo solo te con tra gli altri Riccardo Scamarcio, Michele Placido, Laura Chiatti, Luciana Litizzetto senza dimenticare la colonna sonora con la voce di Alessandra Amoroso.

Trailer e clip mostrati in articolo.

La canzone del titolo “nasce” dalla canzone-capolavoro  nota storicamente con la voce di Sergio Endrigo

anche se sono noti nel tempo omaggi-cover come quello di Fiorella Mannoia o appunto quello di Alessandra Amoroso.

Buona vita.

 

Andrea Camilleri e le Biblioteche (video e trascrizione)


Un intervento sulle Biblioteche che Andrea Camilleri fece in occasione del primo BiblioPride (tratto dal canale YouTube Domenico Vescio). 5 minuti che consiglio; da ascoltare anche il racconti del suo ingresso in una biblioteca; Inizialmente avevo trascritto solo la prima parte, poi colpito dal racconto finale ho trascritto anche quello.

“La riduzione, il taglio dei sovvenzionamenti, dei contributi alle Biblioteche di qualsiasi tipo esse siano è un provvedimento assolutamente insensato, lo si può definire così con assoluta tranquillità perché oggi i libri costano e il costo della vita aumenta ogni giorno che passa, siamo in piena recessione… e quindi chi vuole leggere, chi ha necessità di consultare dei volumi non può che rivolgersi alla biblioteche.

In una situazione di crisi come questa la cosa dovrebbe essere inversa, ciò è a a dire le biblioteche dovrebbero essere sovvenzionate maggiormente per poter far fronte alla richiesta. Questo rientra nel campo della logica ma molte cose oggi sono illogiche.

Comunque rischiare la chiusura delle Biblioteche è a mio avviso ancor peggio del rischio della chiusura dei musei, perché nelle biblioteche c’hai tutto lo scibile volendo, mentre lì vai sol godere dell’arte. Quindi mi auguro che questa iniziativa posso in qualche modo, come si dice usando un verbo che mi sta antipatico, sensibilizzare più che l’opinione pubblica…sensibilizzare i responsabili che sono oggi al potere.

Per ciò che riguarda personalmente me, io durante gli anni del liceo frequentavo molto la Biblioteca comunale di Agrigento e avevo tantissima voglia di conoscere, vedere, entrare nella Biblioteca Lucchesi Palli che era annessa al vescovado e di cui avevo letto in Pirandello e in tanti altri. Ma egli anni in cui c’ero il l’accesso era vietato perché pare le condizioni fossero di inagibilità della biblioteca e mi sono un po’ interessato ho saputo invece che in qualche modo era stata messa qualche pezza per arrestare se non altro il cammino dei tarli.

Invece ho avuto una esperienza bellissima a Enna: un giorno entrando in Municipio per sbrigare non so che pratica proprio nell’entrata, nell’androne del Municipio da sinistra mi venne come una ventata calda. Mi voltai a guardare era un portone, sopra il quale c’era scritto “Biblioteca Comunale”. E allora un pò attirato da quel caldo e un pò dalla scritta entrai ed ebbi la sorpresa graditissima di trovarmi dentro una vera autentica biblioteca tenuta in un ordine perfetto. Non c’era nessuno, c’era solo un signore in maniche di camicia che alimentava delle stufe a legna. Allora io dissi “vorrei parlare con qualcuno”, lui corse a mettersi la giacca e disse “parli con me, sono il Direttore: sono l’avvocato Fontanazza”. Simpatizzammo immediatamente e per tutti i 3 anni che io sono rimasto ad Enna io ogni giorno mi sono recato alla biblioteca comunale di Enna non più per il caldo ma per quello che c’era dentro. Tra l’altro ricordo ancora in due stanze separate i lasciti di due grandi scrittori siciliani, Nino Savarese e Francesco Lanza che non erano ancora stati messi in ordine e li potei farmi una cultura su tutta quella che era stata la letteratura del 900, soprattutto dei primi anni del ‘900 in Italia.

Quindi non finirò mai di essere grato ad una biblitoeca. Mi auguro  veramente dal profondo del cuore che le cose possano cambiare.

 

L’INTELLIGENZA EMOTIVA DI GOLEMAN


Accanto alla più nota definizione di intelligenza, intesa come quel complesso di facoltà emotive e/o cognitive grazie a cui l’uomo può far fronte a situazioni nuove e complesse, esiste un altro tipo di intelligenza altrettanto importante: la c.d. intelligenza emotiva.

Lo psicologo Daniel Goleman così descrive tale realtà: “Abbiamo due menti, una che pensa, l’altra che sente. Queste due modalità della conoscenza, così fondamentalmente diverse, interagiscono per costruire la nostra vita mentale.”

Fu proprio lui che per primo formulò il costrutto di I.E., intesa come attitudine che prevede il corretto e funzionale uso delle emozioni. Lo psicologo statunitense nel suo “Emotional Intelligence” del 1995 attribuisce all’I.E. la capacità di riconoscere/gestire emozioni/sentimenti propri ed altrui e la capacità altresì di motivare se stessi.

Non esistono emozioni negative o positive a priori, è piuttosto la modalità in cui vengono gestite a renderle tali. È importante dunque riuscire a trovare piena armonia tra pensiero e sentimento, tra la dimensione mentale e quella affettiva.
Per tale ragione Goleman distingue due tipi di competenze: quella intrapersonale, legata al modo in cui controlliamo noi stessi e quella interpersonale o sociale, che si raggiunge usando coerentemente un insieme di abilità relazionali che permettono la corretta e proficua interazione con gli altri.
Nella sua opera più famosa Goleman riconosce e sottolinea l’importanza di sviluppare al meglio cinque abilità:

– la conoscenza o consapevolezza di sé, ovvero non essere riluttanti nell’esprimere il proprio stato emotivo con risolutezza ed assertività, essere consci delle proprie abilità, avere fiducia nelle proprie capacità ed accogliere al tempo stesso i propri limiti e le critiche costruttive al fine di migliorarsi e realizzarsi;
– l’autoregolamentazione, controllare cioè in modo appropriato le emozioni forti e gestire al meglio scompigli e difficoltà, essere trasparenti con gli altri;
– l’empatia, la capacità secondo le neuroscienze, di percepire all’istante i processi psichici dell’altro;
– la motivazione, la ricerca dentro noi stessi di stimoli e ragioni per raggiungere i propri obiettivi;
– le competenze sociali, cioè una corretta gestione delle emozioni che si ottiene attraverso una adeguata lettura delle situazioni sociali. Ciò rende possibile una migliore gestione dei conflitti, dei diverbi comunicativi, ecc.

È bene sviluppare tali abilità per accrescere la nostra intelligenza emotiva, seguendo un percorso che lascia spazio alla gestione e comprensione delle nostre ed altrui emozioni. Bisogna educare la nostra mente ascoltando il nostro interlocutore senza pregiudizi o vincoli, accettando l’idea che le emozioni sono parte di noi e bloccando ogni pensiero irrazionale che ostacola il nostro sviluppo emotivo e relazionale. Occorre inoltre, prestare attenzione anche alla comunicazione non verbale, utilissima per captare quelle che potremmo definire “emozioni e stati d’animo silenziosi”.

Attraverso un’educazione emozionale basata sull’ascolto e sulla comprensione delle proprie sensazioni e di coloro con cui interagiamo, le persone acquistano una certa competenza sul piano emozionale. Ciò porterà gli individui, come sostiene Goleman, ad essere “avvantaggiate in tutti i campi della vita, sia nelle relazioni intime che nel cogliere le regole implicite che portano al successo politico.”

Photo by anonimoa – Flickr.com

 

Come si vota alle elezioni Europee e Amministrative del 26 maggio 2019 (da Video Rai)


Si vota dalla 7 alle 23, con un segno su simbolo e possibili fino a 3 preferenze (se 2 o 3 devono essere due donne e un uomo o viceversa, alternate insomma). 1 sola preferenza nelle liste delle minoranze linguistiche). Nel caso di omonimia va indicato cognome e nome.

Nella stessa giornata si vota anche per le amministrazioni di circa 3800 comuni e per elezioni suppletive della Camera dei deputati in 2 collegi del Trentino Alto Adige oltre che per Presidente e Consiglio Regionale del Piemonte.

Si vota con tessera elettorale e documento di riconoscimento.

Ma vi lascio al chiaro video Rai sopra riportato…

Buona vita.

 

Neuroni specchio: empatia e socialità


Sono gli anni ‘90 quando nei laboratori di fisiologia dell’Università di Parma il neuroscienziato Giacomo Rizzolatti (in foto, tratta da Wikipedia) e il suo gruppo di ricerca, scoprono casualmente una nuova famiglia di cellule cerebrali denominata neuroni specchio.

La scoperta ha rivoluzionato il campo delle neuroscienze tanto da portare Ramachandran, noto neuroscienziato indiano, ad affermare che “I neuroni specchio saranno per la psicologia quello che il DNA è stato per la biologia”.

Collocati nella parte del cervello che si occupa di elaborare gli stimoli motori, tali neuroni hanno una duplice valenza, osservativa e esecutiva e perciò si attivano sia per cause sensoriali (quando il soggetto vede compiere l’azione) che per finalità motorie (quando il soggetto compie un’azione).

Più semplicemente, quando pur rimanendo immobili guardiamo accuratamente un’azione e riusciamo a comprenderla e a darle un senso specifico, è come se nel nostro cervello la ripetessimo, per questo tale classe di neuroni funzionano come uno specchio.

Secondo gli studiosi della materia, il sistema mirror ci permette una rapida visione di ciò che ci accade intorno, di entrare in empatia con le persone, di sentire emozioni, sentimenti ed intenzioni della psiche dei soggetti con cui interagiamo.

Attraverso quel meccanismo definito da Gallese di “simulazione incarnata”, si intuiscono e si vivono azioni, gesti, comportamenti delle persone, avvertendo automaticamente le emozioni a esse associate comprese le intuizioni e, creando le condizioni per entrare in piena sintonia con loro.

Del resto per il genere umano è naturale riconoscere i gesti delle altre persone, sentirne le sensazioni, vivere il loro stato d’animo come se fosse il proprio. Le emozioni sono contagiose, è più facile sorridere se vediamo sorridere, gioire se ci troviamo in presenza di persone allegre, essere violenti se esposti a comportamenti violenti.

È ciò che rende possibile i processi di identificazione con l’altro, rafforzando modelli e schemi di interazione e di riconoscimento. L’imitazione d’altro canto, offre valore agli insegnamenti morali e intellettuali favorendo l’integrazione familiare e sociale.

Alla luce di tali osservazioni possiamo certo affermare come i neuroni specchio siano capaci di creare un legame profondo, spontaneo e sincero teso ad unire il genere umano.