Nel 1827 – il 26 marzo – moriva Ludwig Van Beethoven


Questo video del canale youtube Ability Channel  sopra riportato sintetizza alcuni punti della vita compositore Ludwig Van Beethoven morto a 56 anni il 26 marzo del 1827; della sua storia tra gli altri aspetti – come la progressiva sordità che gli creò comprensibili crescenti difficoltà – mi ha sempre colpito il significato del suo cognome: “dall’orto delle barbabietole”.

Moltissimi i pezzi da lui scritti; tra quelli che preferisco da sempre “Moonlight (o “Alla luna”),  “Per Elisa”, e diverse alcune sinfonie, alcune delle quali sono accennate in questo video del canale youtube Il colore dei pensieri sotto riportato:

In quest’altro video, ad esempio, una bella interpretazione dell’Adagio Cantabile dalla Sonata Pathétique No. 8, op. 13 di Yundi.

Brani come “Moonlight” sono stati anche rielaborati-riarrangiati da artisti nel tempo, ad esempio da “The Piano Guys” come riportato in questo precedente articolo.

Approfondimenti – che vi consiglio – sui numerosi testi, come “Beethoven e il suo Tempo” di Carl Dahlhaus, sui numerosi libri disponibili su Biblioteche (il catalogo nazionale SBN ne riporta ad oggi 6819 con il suo nome nel titolo) e librerie…e su pagine come quella dedicata da Wikipedia.

Buona vita.

Il rumore dei ricordi, bel romanzo di Maria Venturi…


Il_rumore_dei_ricordi_MondoliberoLinda ha 38 anni“, recita la retro copertina di questo bel romanzo “, due ex mariti, una figlia adolescente arrabbiata e in affido e un piccolo cileno che il tribunale è deciso a portarle via“.

Nella sua vita sempre “di corsa” entra Matteo, il nuovo “capo”. Un viaggio in Costa azzurra cambierà le loro vite, creando un insieme di ricordi che poi faranno “rumore”, insieme alle difficoltà che ci saranno ma…

No, non vi dico altro, anche per l’umana difficoltà di descrivere in un modo “oggettivo” un libro o una storia (oltre al volervi evitare di farvi capire come finirà…qualora vogliate leggerlo – cosa che consiglio – ) : vado però con 2 citazioni….

“Il mostro sono io oppure Carlotta? si chiese. Nessuna delle due, si rispose immediatamente. Stanchezza e preoccupazioni mi fanno vedere tutto nero, mentre dovrei ringraziare il cielo per avermi preservata da veri drammi. Ho forse un figlio che si droga oppure colpito da un male incurabile? Un incidente mi ha forse ridotto in carrozzella, invalida per sempre? Viviamo forse senza un tetto sulla testa, lottando contro miseria e fame? Niente di tutto questo. E allora datti una regolata e ridimensione i tuoi problemucci, si impose.”

“Matteo Morelli sorprese i dipendenti dimostrando capacità logistiche e organizzative inaspettate. Per non paralizzare l’attività dispose che durante tutta la durata dei lavori un dipendente, a turno, rimanesse in agenzia a ricevere clienti e loro chiamate. Nel frattempo tutti gli altri avrebbero seguito il corso organizzato, su richiesta dello stesso Matteo, dall’azienda fornitrice dei computer: in questo modo non avrebbero dovuto poi perdere tempo a ristrutturazione finita.

Durante il primo giorno di turno trascorso in agenzia a Linda parve di entrare in un girone infernale: era tornata a casa con la testa rintronata dal rumore, i capelli grigi di polvere, la gola secca e un torcicollo causato dall’aria gelida che entrava dalle porte e dalle finestre spalancate. Si era adagiata sotto i caldi getti dell’idromassaggio pensando con sollievo che l’indomani avrebbe cominciato il corso sul computer e sarebbero trascorsi altri sei giorni prima che fosse nuovamente di turno all’agenzia.

Ma il sollievo durò ben poco: la prima giornata di corso fu ben peggiore perché, allo sforzo di capire, si era aggiunta una frustrazione senza scampo. Non avrebbe imparato mai.

Era negata. Come il tecnico apriva bocca, la sua mente si chiudeva e le spiegazioni le sembravano suoni senza senso”.

Mentre quei suoni si facevano sempre più spazientiti e lei per la prima volta in vita sua metteva in dubbio la propria intelligenza, tutti i colleghi sembravano dei bambini impazziti di gioia per un nuovo giocattolo…”

per finire con un’ultima citazione che è riportata anche nella retro-copertina

“Gli indicò un quadro dal fondo giallo nel quale campeggiavano tre enormi mele rosse, verdi e gialle. <Osserva quelle mele: sono felici!> Matteo si trattenne dal ridere. <In che senso?>. <Sono felici di esistere, fiere dei loro colori, sicure che non appassiranno mai e che nessuno le sbuccerà per mangiarle>.

Un libro che consiglio di leggere, un bel romanzo di Maria Venturi. Un bel racconto su incontri tra persone che poi creano ricordi…che porteranno “rumore” che qualcuno avrà bisogno di ascoltare.

Buona vita.

Romanzo che vi consiglio per ferragosto e oltre, questo “Dimmi che credi al destino”


Luca_Bianchini_Dimmi_che_credi_al_destino_MondoliberoAltre volte ho parlato di libri di Luca Bianchini, come “Io che amo solo te” e “Siamo solo amici” (visti entrambi in biblioteca e richiesti in prestito da leggere).

Il romanzo “Dimmi che credi al destino” che vi consiglio invece oggi l’ho notato la prima volta in libreria: era su un banco-tavolo  di esposizione infilato in verticale tra due colonne di libri appoggiati orizzontalmente.

Non vedevo ancora la copertina frontale, ma quel colore azzurro e quella frase sul destino (insieme al nome dell’autore che già conoscevo) mi hanno colpito subito, anche se non mi hanno troppo “distratto” in quel momento da altro libro che avevo previsto di prendere. Sono ritornato in verità in quella libreria  il giorno dopo e…ebbene si, ho ricercato quel libro. Non era più in quella posizione ma chiedendo…ho scoperto che c’era ancora; l’unica copia rimasta era nello scaffale. L’ho comprato, uno degli “auto-regali” che mi faccio di tanto in tanto (in questo caso “sulla fiducia” che posso confermare ad oggi fu ben riposta).

Nella “storia”  nel libro troviamo Ornella e la libreria che gestisce….che purtroppo sembra stia per chiudere, o almeno così sta valutando di fare il proprietario. Il bel negozio, nel cuore di Hampstead (come anticipa la retrocopertina del libro) ha tra i punti di attenzione i pesci rossi Russel e Crowe.

Ma vado come da mia abitudine con una citazione…

Ornella evitò di commentare perché non voleva alimentare la tensione degli ultimi giorni. Da vent’anni era la responsabile  di Clara, ma continuava ad essere in soggezione con lei, in quel modo tutto suo di non sentirsi mai all’altezza delle situazioni. Nel dubbio, anziché darle ordini, eseguiva compiti che non le sarebbero spettati.

Uscì fingendo di non vederla e si rifugiò nel suo foulard che la faceva sentire un po’ parigina, o comunque francese. Si fermò a salutare il ragazzo del barbiere di fronte che stava fumando una sigaretta.

Trovate una parte maggiore del primo capitolo nel suo Blog Popup.vanityfair.it.

Sicuramente questo è uno dei romanzi nei quali mi sono trovato particolarmente in difficoltà a identificare delle citazioni per il numero di pagine che mi hanno particolarmente colpito. Ne aggiungo, con non poca difficoltà di scelta, solo una:

Cercava di essere simpatico e di ridere anche quando non era il caso, in una sorta di ansia da prestazione. senza motivo. Un paio di vetrine più in là, la ragazza del negozio di fiori stava vendendo un boquet.
“E di lei che mi dici?”
“Julie? Ah, è adorabile. E’ danese e gestisce questo posto delizioso con sua sorella, che tra l’altro sta con un ragazzo italiano.”
Ornaella sapeva vita, morte e miracoli di quelli che lavoravano intorno alla libreria.
“E Julie è fidanzata?”
“Prima lo era di sicuro, perché un tizio la aspettava sempre davanti al negozio alla sera….ora sono due o tre settimane che non lo vedo più. Oddio, non si saranno mica lasciati?”
“Tanto l’amore è sempre una lotta, Orne’. Tu sei sposata?”
Lei lo guardò con un sorriso tirato, che a volte è più eloquente di un broncio.

Dopo averlo letto questo bel romanzo, e precisamente nella giornata di ieri, ho visto questa intervista fatta all’autore sulla storia e sul da cosa “nasce”, ma magari vi consiglierei di vedere questa intervista  dopo aver letto il libro (nel quale comunque nelle ultime pagine scoprirete qualcosa…):

Constaterete poi dall’intervista tra le altre cose anche che questa storia  diventerà un film. Ho trovato molto bella anche quest’altra intervista (anche questa vi consiglierei di vederla dopo aver letto il libro, sempre se vorrete seguire il mio consiglio…)

nella quale parla dell’importanza delle librerie, della figura del libraio e del darsi del tempo.

In quest’ultima intervista parla di un “salvataggio” di Ornella e della sua amica Patti (il libro vi racconterà “da cosa”, con il ritorno in una casa…).

Bello nell’anteprima/fermo-immagine di quest’ultimo video il riferimento alla copertina con quella facciata di casa, dalla quale sembra che da un momento all’altro si affacci qualcuno salutando…

Un libro che vi consiglio (non si fosse ancora capito… 😉 ).

Con l’occasione…buon ferragosto e buone ore di riposo…

Buona vita.

Né qui né altrove, bel romanzo…


Ne_qui_ne_altrove_MondoliberoRicevere una telefonata dal vecchio amico Giampiero, che è con Paolo. Per passare una serata come i “vecchi tempi”, per rivedersi e pensare che forse non si rivedranno. Salutarsi, all’alba….

Così potrei provare a sintetizzare (solo provare, sintetizzare un testo/una storia è del tutto soggettivo e “variabile”) il bel libro “Nè qui nè altrove” (con sottotitolo “una notte a Bari”) di Gianrico Carofiglio – Edizioni Laterza – . Avevo già letto suoi libri, come i bellissimi “La regola dell’equilibrio“,  “Il silenzio dell’onda” e  il fantastico “Il bordo vertiginoso delle cose“.

In questo si parla di una nottata “in giro per Bari” ricostruendo ricordi con due persone della propria storia. Un romanzo che vi consiglio di provare a leggere…

Ma vado con alcune citazioni…

“Passavano lui e Paolo Morelli. Mi ci volle qualche secondo per realizzare che era quel Paolo Morelli. Per quanto ne sapevo, avrebbe dovuto essere altrove, molto lontano.

Ma evidentemente no, Paolo Morelli era a Bari, con Giampiero Lanave, e tutti e due stavano per materializzarsi sotto casa mia. Per mangiare qualcosa e fare <quattro chiacchiere sui vecchi tempi>.

Tutto era troppo assurdo per fare resistenza o anche solo per fare domande. Così gli dissi di darmi una mezz’ora per cambiarmi, e poi passare.

Riattaccai e avertii fisicamente un senso di inquietudine, come un formicolio, o una leggera iperestesia. Non mi piace quel tipo di sensazione, e cercai di sbarazzarmene sotto la doccia.”

“Quando Lanave e io ci abbracciavamo, più a lungo di quanto avrei desiderato, Paolo Morelli scese dalla macchina. Sorrideva e sembrava un pò a disagio. Anch’io lo ero.

Quando Lanave mi lasciò libero, Paolo Morelli e io ci guardammo, immobili, per un paio di interminabili secondi. Poi, prima che la situazione diventasse imbarazzante, mi mossi verso di lui. Allora anche lui si mosse verso di me e così ci abbracciammo. Cercai di ricordarmi l’ultima volta che ci eravamo visti, e non ci riuscii.

Era partito senza salutare nessuno, o forse semplicemente senza salutare me. Per un pò di tempo mi chiesi per quale motivo lo avesse fatto; poi smisi di farmi quella domanda. Forse perché la risposta non mi interessava o, più probabilmente, perché non volevo trovarla.”

“Il navigatore mi informò che in parallelo a Piazza Massari c’era via Boemondo, e quella era la prima volta che me ne rendevo conto. Voglio dire: sapevo benissimo che in un certo punto della città, molto vicino a Piazza Massari, a Corso Vittorio Emanuele, alla Prefettura e al Castello Svevo, c’era una via intitolata a Boemondo d’Altavilla, principe di Antiochia. Ma solo in quel momento mi rendevo conto delle posizioni reciproche delle vie e delle piazze; solo in quel momento mi sembrava che quei luoghi acquistassero senso, mentre mi rendevo conto delle relazioni frai i punti nello spazio.”

“Paolo rimase a guardarle a lungo, quelle mura, come se le avesse dimenticate e volesse imprimersele bene di nuovo nella memoria, in previsione di un futuro in cui non le avrebbe riviste.”

Un insieme di eventi del proprio passato e di quella nottata che scorrono tra le pagine di un piccolo ma intenso libro  (160 pagine sono decisamente sotto la media degli ultimi testi da me letti…), un racconto che mi ha dato emozioni e che mi ha colpito…e che quindi come accennavo vi consiglio di leggere….

Buona vita.

Scheda del libro

La regola dell’equilibrio, bel romanzo di Gianrico Carofiglio


Questo è uno dei libri che ho acquistato direttamente, senza averli mai letti prima. Nemmeno una riga…E la storia di come questo è avvenuto la definirei curiosa.

Gennaio 2015, entro in libreria chiedendo se hanno un libro di uno dei miei autori preferiti. Destino vuole che senza accorgermene subito non dica l’autore che prevedevo (Gramellini) ma altro che seguo molto, dicendo in realtà “Avete l’ultimo libro di Carofiglio?”. “Si, eccolo qui”, la risposta… e mi indicano esposto tra gli altri un nuovo libro che non avevo mai visto…

Al che mi rendo conto di aver sbagliato a dire l’autore, citando appunto involontariamente altro autore che mi piace molto. Come è finita direte voi…Ho comprato sulla fiducia quello di Gianrico Carofiglio (l’altro l’ho prenotato perché era in ristampa presso l’editore).

Ma andiamo al libro…una bellissima storia dell’avvocato Guerrieri, uno dei personaggi trattati in alcuni dei romanzi di Gianrico Carofiglio (autore che ho già citato per altri tipi di libro-racconto come Il silenzio dell’onda e Il bordo vertiginoso delle cose.

Come riportato in questa intervista…si parla nel romanzo del concetto di “autoassoluzione” che aleggia nel modo di ragionare di alcuni, con un diverso metro di giudizio tra “gli altri” e “noi stessi”.

Per dirla, giustamente, come riportato nel primo video di questo articolo, evidenzia l’importanza del “non manipolare il racconto che facciamo di noi a noi stessi…e agli altri“.

Ma basta ora parlarne….Vado come da prassi con 2 citazioni:

“- Ciao Guido, come mai qui? Di solito non ti si vede a queste iniziative.
– Ciao caro. Ero passato per alcune informazioni dalla segreteria, ho visto che c’era questo incontro, sembrava interessante e mi sono fermato -. Pensai che non fosse opportuno informarlo dei miei rapporti professionali con il presidente Larocca nè tantomeno della natura dei problemi giudiziari del medesimo.
– Quando ti serve qualcosa dal consiglio o dalla segreteria tu chiamami e me la vedo io. Non fraintendermi, sono contento di vederti qua, anzi. Insomma, mi hai capito no?
– Certo, grazie, sei molto gentile, – dissi sperando la chiudesse lì.
– Guido, tu sai la stima e l’amicizia che ci legano. Se posso farti una cortesia sono più che contento. Ma che ti è successo alla faccia?
– Una rissa da strada, ho spaccato qualche faccia, ma un paio di colpetti li ho presi anchìo. Adesso apprezzerei molto se se potessi eclissarti. In caso contrario, se parli ancora, ti do una testata sul naso. Sempre per la stima e l’amicizia che ci legano, naturalmente.
Non dissi così. Annuii e risposi…”

Dalla retro copertina si legge

“….Quasi suo malgrado, Guerrieri si lascia coinvolgere dal caso e a poco a poco perde lucidità, in un susseguirsi di accadimenti drammatici e squarci comici, ad aiutarlo saranno l’amico poliziotto, Carmelo Tancredi, e un investigatore privato, un personaggio difficile da decifrare; se non altro perché è donna, è ambigua, e gira con una mazza da baseball”.

Ah…giusto per chiarire….non è un libro con contenuti violenti :). Bello, quello si.

Un libro che con certezza consiglio.

Buona vita.

Neri Marcorè e la presentazione di “Libro” a “Io leggo perché”


Ieri sera, per la giornata mondiale del libro, è andata in onda su Rai3 la bella trasmissione “Io leggo perché” presentata dal bravissimo attore Pierfancesco Favino.

Ospiti artisti e scrittori, tra i quali Neri Marcorè e la sua simpatica presentazione di “libro” sopra mostrata.

Ma sono a consigliarvi anche di visionare sul sito Rai la trasmissione, già solo per gli ospiti e quanto da loro detto con simpatia e chiarezza. Non credo ve ne pentirete, è una potente “trasmissione di trasmissioni” (di esperienza).

Buona vita.

“Ci rivediamo lassù”, bel romanzo di Pierre Lemaitre


Ci_rivediamo_lassu_MondoliberoAlbert e Édouard, come riporta anche la prima retro-copertina, sono sopravvissuti alla Grande Guerra del 1918. Albert è un impiegato,  che viene salvato da Édouard, che distinguiamo per le sue  doti artistiche ma…non solo.

I due realizzano una colossale truffa; avranno a che fare con la storia che ritorna e con un curioso intrecciarsi di storie e personaggi….con gli eventi che alla fine prenderanno…una conclusione inaspettata. Mi aveva colpito sempre nella retrocopertina la parola “appassionante”…e si, è effettivamente così….oserei dire “travolgente” nell’evoluzione della storia.

Ma ne voglio citare alcune righe…

“Édouard fece i bagagli l’indomani mattina. Il suo zaino. Prese solo i vestiti, non si portò nient’altro. Alberto andò al lavoro senza aver trovato una parola da dire. L’ultima immagine di Édouard fu la sua schiena, mentre preparava lo zaino, molto lentamente, come qualcuno che non si decide ad andarsene.”

Un romanzo di 449 pagine (lo spessore mi aveva stupidamente preoccupato, poi sfogliandolo rapidamente ero stato “positivamente colpito” dalla leggibilità e dal contenuto del testo) che ho letto in pochi fine serata, decisamente trascinante. Ah..naturalmente lo consiglio.

Buona vita.

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